Fermi tutti, “una nuova talpa” sta sputtanando le porcate del governo USA

Obama ha un nuovo hobby, alleva talpe e sembra che crescano anche bene. Non solo Edward Snowden. I sospetti c’erano da tempo, ma adesso sembra certo: c’è un’altra ‘talpa’ in grado di diffondere documenti ‘top secret’ che riguardano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, responsabile di una nuova massiccia fuga di notizie che non proverrebbe da Snowden, rifugiatosi in Russia. Ad affermarlo sono fonti dell’amministrazione Obama alla Cnn. secondo le quali il governo è giunto a tale conclusione su prove certe, dopo le nuove storie pubblicate su Intercept.

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PER GREENWALD, IL GOVERNO AMERICANO ESERCITA UN CONTROLLO A STRASCICO, S’INTROMETTE NELLA VITA DI PERSONE INNOCENTI VIOLANDO LEGGI E CALPESTANDO DIRITTI

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Mattia Ferraresi per “Il Foglio

7 agosto – Una nuova talpa sta passando informazioni sensibili sui programmi di sorveglianza dell’intelligence americana ai giornalisti che hanno pubblicato le rivelazioni dell’ex contractor della Nsa Edward Snowden. Martedì il sito Intercept, fondato dal magnate della tecnologia Pierre Omidyar assieme a Glenn Greenwald, ha pubblicato uno scoop sul database dei terroristi che il governo americano tiene d’occhio, spiegando che almeno 280 mila nomi presenti – circa il 40 per cento della lista – non hanno alcun legame accertato con organizzazioni terroristiche.

Pierre Omidyar e Glenn Greenwald

Pierre Omidyar e Glenn Greenwald

Inoltre, sostiene l’articolo, la Cia dispone di un programma, nome in codice “Hydra”, che le permette di scandagliare le liste di altri paesi alla ricerca di nuovi nomi da aggiungere al suo sterminato database in continua evoluzione. Il tutto è corroborato da una serie di documenti d’intelligence che vengono usati come prove in favore di una tesi che è alla base della filosofia di Greenwald e soci: il governo americano esercita un controllo a strascico, s’intromette nella vita di persone innocenti violando leggi e calpestando diritti.

obama1La novità è che le informazioni classificate su cui si basa l’articolo non provengono da Snowden, ma da un’anonima “fonte della comunità d’intelligence”, che fra le altre cose ha passato un documento redatto nell’agosto del 2013, quando già Snowden si era rifugiato a Mosca. Un funzionario dell’Amministrazione ha confermato alla Cnn che si tratta di una seconda talpa, circostanza a cui aveva fatto riferimento lo stesso Greenwald un mese fa in uno scambio su Twitter.

A febbraio aveva anche detto pubblicamente che “non c’è dubbio che ci saranno altre fonti dentro al governo che si ispireranno a Snowden”. Il secondo “leaker” è il compimento della profezia del giornalista-attivista. La circostanza apre un nuovo vulnus legale in quella zona grigia dove s’incrociano libertà di parola e spionaggio. Usare documenti riservati è attività fondamentale dei giornalisti ampiamente protetta dal primo emendamento alla Costituzione, ma la missione esclusiva di Intercept consiste nel pubblicare documenti sulle malefatte degli apparati di sicurezza, suscitando o agevolando la collaborazione di informatori dormienti che considerano Snowden un eroe civile.

Snowden

Snowden

La comparsa di una nuova talpa suggerisce che Intercept agisce secondo un metodo, e Snowden non era che un apripista. Alan Dershowitz, ex professore di Harvard e autorità legale su terrorismo, sicurezza nazionale e diritti civili, spiega al Foglio i suoi dubbi: “Credo che il dipartimento di Giustizia e i tribunali debbano tendenzialmente esprimersi in favore della libertà di espressione, ma il caso pone una nuova questione. Se questo sito intende incoraggiare, o effettivamente incoraggia, una condotta criminale da parte di leaker che diffondono informazioni secretate, potrebbe essere molto vicino a varcare un confine pericoloso”.

Tutto dipende dai comportamenti specifici, dice Dershowitz, e “la distinzione fondamentale è questa: se l’organizzazione attivamente sprona, per non dire recluta, nuovi leaker oppure si pone come semplice veicolo di informazioni che ottiene, cosa che fanno legittimamente tutti i media. E’ una zona grigia, ma siamo davvero vicini alla soglia dove finisce la libertà di espressione”.

Più prudente Benjamin Wittes, analista della Brookings Institution e direttore del blog Lawfare: “Costruire un impianto accusatorio è implausibile”, dice al Foglio, “teoricamente si potrebbe supporre però di considerare un’organizzazione mediatica esclusivamente basata sulla diffusione di leak come un’impresa criminale finalizzata alla pubblicazione di informazioni secretate. Ma un ragionamento legale del genere non è mai stato esplorato, e credo che s’infrangerebbe contro l’argine del primo emendamento”.

Rimane il fatto che una seconda talpa è entrata in scena e Intercept, nato grazie alle rivelazioni di Snowden, si è trasformato nel catalizzatore dei suoi eredi che finora avevano optato per il silenzio.

 



   

 

 

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