Califfato islamico: reazione siriana e prima timida azione francese

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30 luglio – Domenica scorsa la relativa tranquillità della città siriana di Raqqa è stata scossa da due violente esplosioni di altrettante autobombe: così è cominciato l’attacco alla base militare della 17esima Divisione dell’esercito siriano.
Dopo alcune ore di combattimento, i soldati sono stati costretti alla resa e per loro non vi è stata alcuna pietà.
I militanti dell’ISIS, una volta penetrati all’interno della base, hanno, in nome di Allah, decapitato tutti i militari superstiti, infilzando, successivamente i macabri trofei, ad una cancellata della nell’area periferica di Raqqa.

L’ISIS, grazie al supporto finanziario e militare di Stati Uniti e Qatar, ha ormai conquistato un vasto territorio che si estende da Damasco, in Siria, a Mosul, in Iraq ed è proprio a Mosul che il fondamentalismo islamico ha sciorinato al mondo tutta la sua ferocia ed intolleranza verso chi professa un credo diverso dall’Islam sunnita.
Dopo quasi duemila anni di storia, la comunità cristiana è scomparsa a causa del genocidio perpetrato ai suoi danni dai militanti musulmani dell’autoproclamato Califfato.
Non vi è ormai alcun dubbio che l’anticipato ritiro dell’esercito americano dall’Iraq, da parte di Obama, lasciando il Paese mediorientale con un esercito ancora debole e poco organizzato, prealludeva ad una nuova occupazione da parte del braccio armato dei Fratelli Musulmani in Siria.

Nel frattempo Assad, insieme alla Russia ed ai curdi iracheni, rappresentano l’unico balurado di resistenza all’espandersi del fanatismo islamico in quella specifica area geografica.
L’aeronautica siriana, insieme all’aviazione leggera dell’esercito, sono impegnati da lunedì, in azioni di bombardamento di tutte le basi di comando e di addestramento dell’ISIS a nord della Siria ma, i sistemi d’arma forniti da Washington ai terroristi, stanno rendendo l’azione militare governativa molto difficoltosa e rischiosa.

In Europa, mentre i pacifisti si stracciano le vesti e condannano Israele che combatte in difesa del suo diritto di esistere, in Francia si sta assistendo a qualche timido segnale a favore dei cristiani iracheni.
Domenica mattina, a Parigi, circa 2mila persone, in maggioranza iracheni, hanno manifestato davanti alla cattedrale di Notre-Dame, per sensibilizzare l’opinione pubblica ed il Governo verso il genocidio dei cristiani di Mosul e grazie al supporto di alcuni esponenti dei partiti del Centro-Destra d’Oltralpe, accuse e proposte sono approdati in Parlamento.

Oggi, dopo essere stato accusato di inazione da un partito di opposizione, il governo ha annunciato una serie di misure per promuovere azioni verso la popolazione minacciata dai jihadisti dello Stato Islamico, in particolare dei cristiani di Mosul, ed oltreché facilitando le regole burocratiche che disciplinano le richieste di diritto d’asilo. In particolare, i cristiani iracheni che lo desiderassero, potranno presentarsi presso una sede consolare francese, dove la loro posizione verrà analizzata e valutata positivamente.
I moduli potranno essere compilati presso l’Ambasciata di Francia a Baghdad o al consolato di Erbil, la più grande città nel Kurdistan iracheno, dove molti cristiani hanno trovato rifugio dopo l’ultimatum islamista di lasciare immediatamente il territorio del califfato: le altre opzioni erano convertirsi o morire.

Parigi ha anche deciso di rilasciare gli aiuti umanitari 400.000 € per coprire i bisogni di alcune famiglie in difficoltà.
“Ma attenzione, l’idea non è quella di promuovere la distruzione delle minoranze irachene perché un gruppo estremista ha deciso di terrorizzarle ed eliminarle” avverte Romain Nadal, portavoce del Quai d’Orsay. “La sfida è quella di promuovere il dialogo politico in modo che tutti possano continuare a convivere insieme sul posto, come è sempre avvenuto in passato. Tuttavia, quando vi è pericolo di morte, deve ovviamente essere aperta ogni strada per salvare queste minoranze”.

I cristiani dalla comunità caldea (una delle Chiese orientali cattoliche), sono sempre stati presenti in Iraq. Essi rappresentavano il 10% della popolazione irachena all’inizio del XX secolo. Nel corso della persecuzione, il loro numero è continuato a scendere: dai 700mila nel 2003 ai 300mila di oggi prima della nascita del Califfato.
Ora si attende solo una piccola parola di condanna da Palazzo Apostolico.

Gian Giacomo William Faillace



   

 

 

1 Commento per “Califfato islamico: reazione siriana e prima timida azione francese”

  1. Quai d’Orsay. “La sfida è quella di promuovere il dialogo politico in modo che tutti possano continuare a convivere insieme sul posto, come è sempre avvenuto in passato”

    In passato era Saddam Hussein che riusciva a fare convivere tutti in modo pacifico. Grazie agli USA e all’Inghilterra con il tacito assenso dell’Italia Saddam è stato eliminato… ed ora???

Commenti chiusi

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