Iraq: califfato islamico costringe gli ultimi cristiani di Mosul a partire

Unrest in Iraq

 

19 luglio – “Tutti coloro che hanno un potere in Iraq e nel mondo intervengano per salvare i cristiani di Mosul, depredati e scacciati dalla città”. E’ l’appello lanciato da Shlemon Warduni, vice patriarca della Chiesa caldea in Iraq, in risposta alle misure che lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil), che il 9 giugno ha preso il controllo di Mosul, sta adottando nei confronti della comunità cristiana locale. Nei confronti di questa minoranza, è stato diffuso oggi un nuovo ordine di lasciare la città.

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ISIL_case_cristianiQualche giorno fa, i miliziani dell’Isil hanno segnato tutte le case dei cristiani con la lettera araba ‘N’, che sta per ‘nasrani’, ossia ‘cristiano’ (plur. nasara), e con la scritta “Proprietà immobiliare dello Stato islamico”. Inoltre, i commercianti sono stati messi in guardia dal distribuire ai cristiani le razioni alimentari sovvenzionate dal governo e lo stesso è capitato ai distributori di energia elettrica.

“L’Isil ha invitato ieri con una lettera ufficiale tutti i rappresentanti della comunità cristiana a partecipare a una riunione per organizzare la questione degli alloggi in città”, racconta Warduni ad Aki-Adnkronos International. “Tuttavia – prosegue – la lettera è arrivata tardi ad alcuni di loro, mentre altri hanno preferito non presentarsi per paura di quel che li aspettava e di conseguenza nessuno ha risposto a questo invito”.

“Alla fine, questa mattina l’Isil ha annunciato attraverso i megafoni delle moschee che i cristiani devono lasciare la città, oppure pagare la jizya (ossia la tassa di ‘protezione’, ndr) oppure diventare musulmani”, racconta Warduni. “Quando i cristiani hanno iniziato ad uscire di casa, gli elementi dell’Isil li hanno fermati e derubati di ogni cosa, soldi, oggetti preziosi e anche le automobili, costringendoli a lasciare la città a piedi”, aggiunge.

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“Com’è possibile che accada una cosa del genere nel 2014?”, si chiede il vicario patriarcale. “Dove siamo arrivati, dov’è l’Iraq, dove sono i diritti umani?”, prosegue Warduni, che chiede “all’Onu e alla comunità internazionale di intervenire per risolvere questa situazione inaccettabile e rispetto alla quale il governo iracheno è totalmente assente”.

“Il mondo intero deve sapere quel che accade oggi nel nostro Paese”, sottolinea il prelato, precisando che “in passato non abbiamo mai parlato in questo modo, ma non è più possibile tacere questa situazione”. Warduni lancia poi un “appello ai Paesi vicini, come Turchia, Qatar e Arabia Saudita, a intervenire per trovare una soluzione al problema dei cristiani” in Iraq.



   

 

 

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