Multa BNP Paribas, la Francia sotto i ricatti della Casa Bianca

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17 luglio – Ci sarà un “prima” e un “dopo” nei rapporti franco-americani, segnati dalle pesantissime sanzioni imposte dal Dipartimento della Giustizia USA alla banca BNP Paribas. Eppure mai la Francia della Quinta Repubblica era stata così arrendevole all’agenda della City di Londra, eseguita da un governo USA asservito a Wall Street. Ma similmente al caso dello spionaggio in Germania, l’affare BNP Paribas sta costringendo il Presidente Hollande a ripensare la sua politica.

Infatti, la multa imposta alla banca per aver violato l’embargo statunitense contro Sudan, Cuba e Iran tra il 2002 e il 2009, va ben oltre quanto sia stato precedentemente inflitto. Alla BNP Paribas è stato ingiunto di pagare 8,8 miliardi di multa e di licenziare una decina di banchieri responsabili delle transazioni, compreso il suo vicedirettore generale, ed è stato fatto divieto di eseguire operazioni di compensazioni in dollari nel 2015. Ciò, nonostante il fatto le transazioni non fossero illegali secondo la legge francese o svizzera.

Inoltre, sono nel mirino altre due banche francesi, Société Générale e Crédit Agricole. Tutte e tre operano sul mercato dei dollari e sono accusate di aver violato gli embargo extraterritoriali imposti dagli USA, che sono illegali secondo il diritto internazionale.

La prima espressione di rabbia francese è stata il rifiuto, nonostante le massicce pressioni americane, di cancellare la vendita di tre navi da guerra della classe Mistral alla Russia. Lo stesso Vladimir Putin ha affermato il primo luglio: “Sappiamo che gli USA hanno fatto capire che se la Francia non consegnerà i Mistral, le sanzioni alle banche saranno gradualmente tolte o perlomeno ridotte al minimo”.

I veri e propri ricatti della Casa Bianca stanno costringendo il governo francese a prendere le distanze dall’alleato. Il ministro del Tesoro Michel Sapin ha dichiarato al Financial Times il 6 luglio, ai margini di una conferenza dell’influente Circolo degli Economisti ad Aix-en-Provence: “Noi [europei] vendiamo a noi stessi in dollari, ad esempio quando vendiamo gli aerei. Ce n’è bisogno? Non credo. Penso che un riequilibrio sia possibile e necessario, non solo riguardo all’Euro ma anche riguardo alle grandi monete dei paesi emergenti, che rappresentano una parte crescente del commercio mondiale”.

A queste affermazioni hanno fatto seguito quelle dell’AD di Total, De Margerie, alla stessa conferenza. De Margerie non vede il motivo per cui le transazioni petrolifere debbano essere eseguite in dollari, mentre il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, crede che l'”aumento del rischio giuridico proveniente dall’applicazione delle regole americane a tutte le transazioni internazionali in dollari può incitare alla diversificazione delle valute usate”.

Già il 28 giugno, la Banca di Francia aveva firmato un protocollo con la Banca Popolare Cinese, per istituire un sistema di pagamenti in moneta cinese a Parigi, come primo passo verso una struttura di compensazione in Renminbi. Parigi è la prima sede di depositi bancari in Renminbi, parte dei quali provengono da transazioni tra Cina e Africa.

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