Attacchi islamisti in Libia, Tripoli valuta richiesta di truppe internazionali

 

tripoli16 lug. – Tripoli e’ pronta a chiedere un intervento militare internazionale che riporti nel paese la sicurezza e la stabilita’. E’ stato il governo libico a lanciare nella notte un appello in questa direzione, dopo che si erano intensificati gli attacchi islamisti all’aeroporto della capitale.

“Stiamo valutando l’opzione di una richiesta di aiuto a forze internazionali che sul terreno ristabiliscano la sicurezza e consentano al governo di imporre la propria autorita'”. Dopo le decine di razzi che per tutta la giornata di ieri avevano martellato l’aeroporto di Tripoli, in serata uno ha prima centrato e distrutto un aereo sulla pista dello scalo, precauzionalmente chiuso, ed un altro ha colpito la torre di controllo. La situazione, hanno riferito fonti diplomatiche europee all’AGI, e’ “peggiorata” ma lo si deve soprattutto all’azione di frange islamiste e non di milizie piu’ consolidate, come quelle di Misurata.

Lo staff diplomatico dell’Onu era stato evacuato ieri e la stessa misura era stata limitata ad un parte dei membri della missione Unsmil (missione di supporto in Libia) che conta circa 200 membri, tra personale nazionale e internazionale. Lo staff diplomatico italiano non e’ stato ridotto e in questo momento la sicurezza dell’ambasciata non e’ a rischio.
“Serviranno mesi e milioni di dollari”, ha spiegato il governo libico, per poter riparare aerei e infrastrutture aeroportuali, e appare chiaro che la permanenza del personale diplomatico e’ anche legata all’operativita’ dei voli civili, che a questo punto dovrebbe essere trasferita nell’aeroporto militare di Mitiga. “Bisognera’ vedere”, spiegano le fonti, “se quest’offensiva ha voluto solo rendere inservibile l’aeroporto civile e se, adesso che l’obiettivo e’ raggiunto, queste frange si fermeranno”.

Si inserisce in questo quadro l’appello internazionale di Abdullah Al-Thinni, premier laico preoccupato da un lato della possibilita’ che il fronte non islamista voglia “stravincere” seguendo la linea del generale Khalifa Haftar e dall’altro che all’interno del fronte islamista prendano il sopravvento frange estremiste in cerca di rivincita dopo le delusioni elettorali.

Soffia il vento delle crisi in Medio Oriente in questa parte d’Africa e preoccupa l’attivita’ dei miliziani reduci dalle battaglie in Iraq ma in questa parte d’Africa il richiamo del Califfato sembra non trovare interpreti. In una dichiarazione diffusa sui siti jihadisti, il leader di al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) Abdelmalek Droukdel, ha reso noto che considera il progetto del Califfato lanciato da Abu Bakr al Baghdadi un principio medievale e superato e ha riconfermato fedelta’ ad n.1 di al Qaeda, il medico egiziano Ayman al Zawahiry. Dal canto suo Al-Thinni, che si fa spazio come “figura patriottica” interprete di un nazionalismo positivo in un quadro di “instabilita’ diffusa”, e’ consapevole che la forza a poco servirebbe per una soluzione politica in un paese frammentato ma ne minaccia l’uso per lanciare un messaggio agli attori in campo. Quanto alla comunita’ internazionale, emerge sempre piu’ negli ambienti diplomatici la convinzione che gli inviati speciali dei diversi paesi debbano coordinarsi maggiormente tra loro e agire sotto il cappello delle Nazioni Unite. (AGI) .

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