Divieto contante, ecco cosa c’è dietro la scusa della lotta all’evasione fiscale

bancom8 LUGLIO – E’ scattato l’obbligo per imprese, lavoratori autonomi, esercenti e liberi professionisti di dotarsi di Pos (“point of sale”) per i pagamenti pari o superiori ai 30 euro. Un cliente potrà pretendere, quindi, di pagare con la carta di credito o il bancomat per cifre anche solo di 30 euro. All’obbligo, tuttavia, non corrisponde per ora alcuna sanzione. In effetti, si tratta di una sorta di rodaggio che il governo, in accordo con l’Agenzia delle Entrate, starebbe mettendo in atto per valutare come sferrare la battaglia finale all’uso del contante.

I commercianti e le piccole imprese lamentano una lievitazione dei costi di transazione a loro carico: tra spese di installazione, commissioni bancarie, costi di esercizio e linea telefonica, il conto arriva a 5 miliardi di euro, più dello 0,3% del pil, sottratto in piena crisi alle piccole e medie imprese e trasferito in buona parte alle banche.

Secondo un sondaggio Swg, il 69% degli italiani non intenderebbe mutare le proprie abitudini di pagamento, a conferma che l’obbligo del Pos non è il frutto di una richiesta della società civile, ma un’imposizione dell’attuale governo Renzi, che come i predecessori (vedi, in particolare, gli esecutivi a guida Prodi, Monti e Letta) vorrebbero sostituire l’uso del contante con la cosiddetta “moneta elettronica”, ossia con pagamenti tracciabili, in modo da potere risalire a quasi tutte le spese delle famiglie e alle loro entrate. Una misura di lotta all’evasione fiscale, che nel nostro paese sottrarrebbe allo stato redditi per oltre 300 miliardi di euro.

Già con il governo Prodi tra il 2006 e il 2008, all’epoca in cui ministro dello Sviluppo era Pierluigi Bersani, fu sancito il divieto di pagare in contante oltre 100 euro. La misura doveva entrare in vigore nel 2009, ma fu rinviata prima dallo stesso Bersani e successivamente dal governo Berlusconi, mentre il limite fu ragionevolmente innalzato oltre i 999 euro, altrimenti si rischiava una paralisi delle transazioni (vi immaginate una vecchietta che dovrebbe pagare il suo dentista col bancomat?).

I precedenti

Ma non sazio, l’esecutivo – stavolta c’era Letta a Palazzo Chigi e Fabrizio Saccomanni in via XX Settembre – si adopera nel 2013 per abbassare il tetto massimo consentito per l’uso del contante. Saccomanni ebbe la sfacciataggine di affermare che in Italia il limite sarebbe palesemente alto, unico paese tra le economie sviluppate. Peccato si trattasse di una falsità bella e buona, perché l’Italia è l’unico paese ad avere introdotto un limite così basso all’uso del contante, mentre in Francia e Spagna – unici altri paesi a prevedere limitazioni – esso scatta oltre i 3.000 euro. In Germania, la Bundesbank ha definito l’uso del contante “un diritto inalienabile del cittadino tedesco”. Negli USA, sarebbe impensabile anche solo ipotizzarlo.

La spinta verso la moneta elettronica ha il duplice scopo di fare emergere il “nero” e di potenziare il ruolo delle banche, attraverso le quali passerebbe di fatto l’intera ricchezza degli italiani. Tutte le famiglie, infatti, sarebbero costrette ad aprire un conto, su cui incanalare il proprio stipendio o la pensione o qualsivoglia altra entrata, altrimenti non potrebbero più fare acquisti sopra una certa soglia, che potenzialmente potrebbe essere quella dei 30 euro di cui si parla oggi.

Non solo è dimostrato che il contante è molto più economico del bancomat o certamente della carta di credito, ma il timore è che la misura serva anche a uno scopo ancora meno nobile. Una volta fatta transitare dalle banche tutta la ricchezza delle famiglie e delle imprese, lo stato potrebbe imporre una tassa ad hoc sui conti (prelievo forzoso?) e quasi nessuno potrebbe spostare altrove i propri soldi per protesta o timore di nuove stangate, in quanto – ripetiamo – non avrebbe più l’opportunità (o l’avrebbe difficilmente) di pagare per semplici spese quotidiane, quali al supermercato, fare benzina o pagarsi le medicine.

L’assenza di sanzioni per chi non si adegua all’obbligo di dotarsi di un Pos non dovrebbe farci sorridere. E’ l’inizio di una fase avanzata di annientamento totale del contante. E della privacy di ciascun cittadino.

INVESTIRE OGGI



   

 

 

1 Commento per “Divieto contante, ecco cosa c’è dietro la scusa della lotta all’evasione fiscale”

  1. Perché non c’è lo mettono anche sul sedere scusate ma voglio vedere quanta gente specialmente anziana anno la carta peggio di così non si può gli evasori non sono i piccoli commercianti ma quelli che ci governano ma loro non si toccano spero che il popolo Italiano si svegli e ci liberi da questa feccia

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