Emilia Romagna, infermieri in rivolta: “La Regione ci sostituisce con le badanti”

infermieri5 luglio- In Emilia-Romagna familiari o badanti non possono sostituirsi agli infermieri professionali nell’assistenza a domicilio di malati cronici. Lo sostiene il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, che a fine maggio ha scritto all’assessore regionale alla Salute, Carlo Lusenti, al ministro Beatrice Lorenzin, e al direttore generale professioni sanitarie e risorse umane del Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna per chiedere di revocare la delibera che da Piacenza a Rimini consente a personale ‘laico’, come appunto ad esempio familiari e badanti, di prestare cure a casa di chi soffre di malattie croniche.

La delibera della Giunta Errani relativa appunto alle “Indicazioni sui percorsi relativi alle pratiche assistenziali eseguite da personale laico su pazienti con malattie croniche, rare o con necessità assistenziali complesse”, del 24 febbraio 2014, aprirebbe, secondo il Nursind, “possibilità nuove e preoccupanti” rispetto alle “competenze infermieristiche” e al “loro riconoscimento”. Che farà dunque ora la Regione? Vogliono saperlo due consiglieri, Silvia Noè (Udc) e Andrea Leoni (Fi) autori di altrettante interrogazioni che rilanciano la tesi del Nursind. Tra le varie motivazioni che avrebbero portato il sindacato a chiedere alla Giunta Errani un passo indietro, Noè segnala anche “la non competenza regionale nella definizione dei contenuti professionali infermieristici, la necessità di una valutazione professionale per l’attribuzione caso per caso a personale di supporto o caregiver, la non possibilità di devolvere a personale laico attività sanitarie riservate, l’incentivazione all’abusivismo su materie riservate”.

Leoni a sua volta evidenzia che per il Nursind quanto previsto dalla delibera regionale cozza con “la normativa nazionale che definisce l’esercizio della professione infermieristica in quanto le attività indicate (per esempio, la gestione dei cateteri venosi e la somministrazione dei farmaci) sono attribuibili al solo personale sanitario”. Eppure in Emilia-Romagna sarebbe prevista “la possibilità di far svolgere attività complesse ai pazienti, ai loro familiari o agli assistenti, previa frequenza di un breve corso di formazione istituito ad hoc”. Anche Leoni poi ribadisce che la “definizione dei contenuti professionali non è materia di competenza regionale.

“Ragioni di inefficienza organizzativa, di contenimento dei costi o di mancanza di strutture assistenziali idonee- dice allora il consigliere forzista- non possono giustificare la devoluzione di attività sanitarie riservate agli operatori infermieristici a personale non adeguatamente qualificato”. Per cui sarebbe necessario, “un approfondimento della delicata questione e una maggiore chiarezza”. Leoni e Noè suggeriscono quindi alla Giunta di revocare la delibera e di aprire un tavolo di confronto allargato ai rappresentanti delle professioni coinvolte e al ministero della Salute.

www.dire.it

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1 Commento per “Emilia Romagna, infermieri in rivolta: “La Regione ci sostituisce con le badanti””

  1. Emiliani e romagnoli dovrebbero essere forse anche più lungimiranti quando votano.

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