Corso con il prof. Galloni “tappe storiche del capitalismo e scenari futuri”

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Il corso prenderà in esame settant’anni di storia economica italiana, europea e internazionale: dagli accordi di Bretton Woods del 1944 al presente. Le dodici lezioni seguiranno l’evolversi della cultura economica e d’impresa, dei modelli e dei paradigmi che hanno caratterizzato situazioni degli Stati e rapporti tra loro. Dalla guerra fredda al tramonto dell’idea keynesiana, dal riemergere della visione liberista a metà del periodo di osservazione fino al suo attuale sfacelo; senza sottrarsi a valutazioni e indicazioni per il presente sulla base delle esperienze accumulate, delle teorizzazioni disponibili, di ragionevoli previsioni, ma anche cercando di riempire di contenuti i forti momenti di incertezza che riguardano la società italiana, gli equilibri atlantici e l’emergere dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica… e non solo).

Nino Galloni è un economista, docente e scrittore italiano. Ha collaborato col professor Federico Caffè ed è stato dirigente prima al Ministero dell’Economia, poi a quello del Lavoro. Ha ricoperto importanti incarichi e ruoli presso l’INPDAP e l’OCSE. È stato consigliere di amministrazione dell’Agip Coal e Nuova SATIN, e della statunitense FINTEX Corporation. Dal 2010 è sindaco effettivo dell’INPS. Galloni è autore di numerosissimi saggi e studi di economia riguardanti il mercato, la finanza e la sovranità monetaria, tra i quali ricordiamo i recenti Chi ha tradito l’economia italiana? Come uscire dall’emergenza, Editori Riuniti University Press, Roma 2011, e Il grande mutuo. Le ragioni profonde della prossima crisi finanziaria, Editori Riuniti, Roma 2007.

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Programma delle lezioni

1. Da Bretton Woods ai primordi della CECA

Si affronteranno le due grandi questioni del tallone aureo (parità fisse partendo dalla quotazione stabile di 35 dollari per oncia) e della disciplina delle partite correnti comprensiva delle istituzioni finanziarie internazionali preposte (FMI e WB); inizia l’esperienza europea di collaborazione economica su carbone, acciaio, energia atomica…

2. La guerra fredda e il modello economico keynesiano

Due paradigmi economici a confronto: il capitalismo di Stato senza mercato e il consumismo keynesiano; macroeconomia contro microeconomia, il caso americano con particolare enfasi sull’esperienza kennediana.

3. La “regola” di Cambridge, i costi decrescenti e l’espandersi della classe media

La distribuzione dei guadagni di produttività e la tassazione dei profitti portano al rafforzamento della classe media mentre la teoria dei costi decrescenti consente sviluppo, competitività e alti salari.

4. 35 anni di sviluppo tra managers, profitti e mercato

La massimizzazione dei profitti e la minimizzazione dei saggi di profitto consentono un’espansione continua dell’economia che costringe i proprietari ad accettare solo la valorizzazione dei patrimoni.

5. Banche inglesi alla riscossa; il G7 del 1979

Comincia dalle banche inglesi la riscossa dei proprietari dopo che Nixon ha sganciato il dollaro dall’oro, petrodollari, speculazione, risalgono le idee liberiste che trovano nel G7 di Tokio il loro fulcro culturale: nessuno dovrà più essere aiutato, cade l’ultimo bastione degli accordi del 1944 e inizia l’attacco al welfare.

6. Attacco agli Stati: la fine della moneta esogena?

Perché e da chi vengono attaccati gli Stati nazionali e la loro sovranità monetaria; lo Stato non sarà più produttore di liquidità, ma al pari degli altri operatori, la domanderà direttamente al “mercato”; conseguenze del fenomeno.

7. I limiti del Keynesismo

La critica al keynesismo e ai suoi limiti (evoluzione del mondo del lavoro, delle tecnologie e dei gusti dei consumatori; economie aperte e minore efficacia del moltiplicatore keynesiano; la teoria della competitività e dei costi crescenti) non ne produce la riforma ma l’abbandono…

8. Gli anni’80 e l’esplosione dei tassi di interesse

Si determina un innalzamento fuori dalle medie storiche dei tassi di interesse, si accorciano gli orizzonti temporali delle imprese, aumenta la disoccupazione specie giovanile, inizia la finanziarizzazione dell’economia.

9. Anni ’90, boom delle borse e ripristino della “banca universale”

Dopo la crisi monetaria del ’92, si riducono i corsi obbligazionari, inizia un boom delle borse che durerà fino al 2001, cambia la cultura capitalistica e le banche ottengono la cancellazione della normativa degli anni ’30 che aveva assicurato oltre sessant’anni di equilibrio tra credito e finanza.

10. Inizia la crisi nel 2001, il crollo del 2008

Inizia la crisi alla fine della primavera del 2001, le banche iniziano ad emettere derivati, si prevede una ripresa a breve che non verrà mai; il drenaggio di liquidità determina il crollo del sistema interbancario nel 2008 a cui le Banche Centrali rispondono con autorizzazioni monetarie illimitate (crolla la tesi liberista delle limitazioni monetarie), seguono interventi a sostegno dei Debiti degli Stati o quantitative easing (crolla l’altra tesi liberistica della separazione tra governi e banche centrali).

11. 2013: dalle banche alla finanza senza freni

Alla fine del 2013 si scopre che anche le banche universali cadono sotto il controllo della grande finanza speculativa internazionale, gli algoritmi e non più le valutazioni economiche controllano il sistema mondiale; l’Unione Bancaria Europea come fase finale del progetto europeo che, dopo gli anni ’70, aveva tradito l’idea dei padri fondatori.

12. Keynes nel terzo millennio, la decrescita, modelli alternativi

Si sondano tre soluzioni: a) il ritorno ad un modello keynesiano; b) la cosiddetta decrescita (felice); c) modelli alternativi di equilibrio dal basso dell’economia reale.



   

 

 

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