Pisa: Protesta dei profughi, vogliono pocket money e abiti migliori

Protesta profughi a Pisa il 22 maggio 2014

immigr27 magg – Protesta dei profughi ospitati a Piaggerta, all’interno della Tenuta di San Rossore. I migranti accolti a Pisa in seguito ai recenti sbarchi sulle coste italiane si sono stesi a terra lungo alcuni viali del parco. Lo rendono noto gli attivisti di Una città in comune, Africa Insieme e Rebeldìa che hanno fatto visita agli immigrati. Alla base della protesta la gestione del centro di accoglienza in cui risiedono.

“Secondo quanto ci è stato riferito, i profughi non hanno mai ricevuto il cosiddetto ‘pocket money‘, cioè la piccola paga giornaliera (2,50 euro) che spetta agli ospiti delle strutture. Inoltre gli ospiti lamentano anche una distribuzione irregolare e saltuaria dei capi di vestiario: in effetti, molti indossavano abiti vecchi, sporchi o addirittura bucati.

A tutto questo si deve aggiungere la condizione di isolamento in cui vivono i profughi: Piaggerta è nel cuore del Parco di San Rossore, in un luogo lontanissimo dalla città e dai servizi”. Le associazioni chiedono chiarimenti alla Prefettura, che ha coordinato la gestione dell’emergenza. “Se è vero che gli ospiti di Piaggerta non ricevono il ‘pocket money’, non hanno una fornitura adeguata di vestiario, non dispongono di corsi di italiano, significa che siamo di fronte ad una violazione evidente delle normative in materia di accoglienza .

L’assessore al sociale e presidente della Società della Salute Sandra Capuzzi non ci sta e risponde alle critiche: “Una protesta incomprensibile e ingiustificabile. Siamo stati noi i primi a denunciare che questo sistema di accoglienza è inadeguato, e imputare tale inadeguatezza a Società della Salute e cooperative non solo aumenta il conflitto sociale e la xenofobia ma è ingiusto”.

Erano state l’associazione Africa Insieme e il gruppo consiliare Una città in Comune-Prc a farsi portavoce dei migranti che si lamentavano delle cattive condizioni in cui erano stati accolti, senza contatti con la società civile, senza il sussidio giornaliero di 2,50 euro e con abiti vecchi e sporchi.

“Noi veniamo ‘costretti’ nel giro di poche ore ad accogliere un numero variabile di profughi, di composizione  e nazionalità diversa ogni volta. Il sistema di emergenza attiva una convenzione che richiede a chi accoglie una capacità di anticipare somme rilevanti anche per alcuni mesi (30 euro al giorno pro capite) e la disponibilità di strutture ricettive con un sistema di rendicontazione molto complicato, che non tutti i soggetti possono stipulare – sottolinea Capuzzi – i profughi accolti a San Rossore hanno delle stanze a disposizione con tutti i servizi, televisione compresa. Alle proteste per i privilegi noi non ci stiamo“.

Come ci tiene a precisare l’assessore, la convenzione stipulata non prevede la distribuzione di abiti nuovi o l’erogazione di contanti ma l’uso di carte prepagate o buoni spendibili, senza specificare la tipologia degli esercizi commerciali. “Data la collocazione in San Rossore, non facilmente accessibile, e quindi non certo la più adatta per promuovere forme di integrazione e permettere acquisti – afferma Capuzzi – abbiamo utilizzato, come previsto anche dalla convenzione, l’erogazione di beni (carte telefoniche, giornali, tabacchi, i biglietti del bus, treno) perché in quel luogo è difficile spendere i buoni e usare le carte prepagate. Le carte tra l’altro sono intestabili solo ai possessori di permesso di soggiorno e quindi ad un numero limitato di migranti”.

“In questi mesi – prosegue ancora l’assessore per inquadrare la situazione – l’Arci ha fatto un intervento settimanale gratuitamente, con corsi di italiano ed educazione civica. L’unico periodo di assenza più lungo è stato di 10 giorni, la stessa Arci ha portato loro abiti e scarpe, quaderni e matite per il corso. Preciso che la collocazione in Piaggerta, come stabilito dalla stessa convenzione, doveva essere temporanea dato che gli spazi dovevano essere liberati per la stagione estiva, e invece la collocazione è rimasta definitiva a causa dei continui arrivi, con un danno economico per la stessa struttura. La cooperativa Paim ha acquistato vestiari e ha messo a disposizione un cellulare per telefonare. Il nostro sistema di accoglienza è il frutto di una disorganizzazione del sistema di accoglienza nazionale, nessuna programmazione e incoerenze della convenzione, non aiutano a promuovere forme di integrazione e accoglienza dovute”.

“Non ci stiamo a farci dire che non siamo capaci e non ci interessa alimentare la rabbia verso i migranti – chiude la presidente della Società della Salute – in questi mesi siamo stati a stretto contatto con la vicepresidente Saccardi che ci ha convocati per la prossima settimana in regione, perché a seguito delle nostre, e non solo, sollecitazioni, è riuscita a permettere l’uso degli spazi SPRAR, finora preclusi dallo stesso ministero”.

pisatoday.it

 



   

 

 

5 Commenti per “Pisa: Protesta dei profughi, vogliono pocket money e abiti migliori”

  1. È inconcepibile, inammissibile, assurdo…pretendere e poi che c’è gente che è convinta delle loro ragioni mi viene il voltastomaco. A casa devono andare!!!

  2. La colpa principale non è dei clandestini,che pure sono arroganti e prepotenti,ma è di chi ordina di andarli a prendere fino in Africa per portarli in Italia!

  3. Significa che non abbiamo più una lira!!! E che ci siamo rotti i coglioni!!!

    Ecco cosa significa!

  4. Sarebbe ora che alfano e compagni vari di merende, iniziassero a sborsare di tasca loro i soldi sia per il pocket money , sia per mantenerle e sia per andarli a prendere vicino alle coste Libiche. NOI Italiani, a furia di tasse e tasse sulle tasse, non c’e’ rimasta neppure una lira OPPURE, I SOLDI LI VADANO A PRENDERE DALLE LORO TASCHE ( E DEVONO ESSERE DAVVERO TANTI ) OLTRE NATURALMENTE DALLE TASCHE DEI LORO AMICI E DEGLI AMICI DEI LORO AMICI

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