Arrestato per truffa Micalizzi, ex bocconiano ostile alle privatizzazioni e alla Bce

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21 magg – Alberto Micalizzi, ex professore a contratto dell’Università Bocconi, è stato arrestato nell’ambito di un’indagine condotta dalla procura di Milano che ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni di varie società, tra cui Snam e Jp Morgan, per un totale di 600 milioni di euro.

Nell’ambito dell’inchiesta, il gip ha firmato complessivamente 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui otto in carcere. Micalizzi è accusato di essere il promotore di due associazioni a delinquere finalizzate a varie truffe attraverso false fideiussioni.

Micalizzi, su cui la Procura di Milano indaga dal 2011, era già stato posto agli arrestati domiciliari a febbraio 2013 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Torino.

Alberto Micalizzi è stato professore di Finanza presso l’Università Bocconi di Milano, dove svolgeva attività di ricerca sull’impatto delle politiche economiche e monetarie sulla crescita aziendale e sulla relazione tra andamenti borsistici ed economia reale. E’ co-fondatore dell’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria (IASSEM) che si occupa di regolamentazione dei mercati finanziari, di studi sulle monete complementari, di finanza pubblica e di problematiche creditizie per le piccole e medie imprese.

In un articolo di pochi giorni fa si è scagliato contro Padoan e contro le privatizzazioni definendole “svendita finale” e scrivendo:

Si tratta, come è ovvio, di tamponare con un tappo di sughero una falla che ha ormai dimensioni tali da far crollare tutta la diga. Le privatizzazioni, del resto, non sono affatto una scelta del governo. Sono una necessità. Primo, perché le vogliono i “grandi elettori” di questo esecutivo, desiderosi di spolpare l’osso. Secondo, perché finché non si ha il coraggio di uscire dalla economia del debito, la ricerca dei fondi sarà un’impresa sempre più disperata, folle e destinata a rincorrere eternamente se stessa.

In articolo del 29 aprile, oltre a sostenere la sovranità monetaria, ha ribadito l’inutilità delle privatizzazioni ai fini della riduzione del debito, (che anzi, come nel ’90, non si è ridotto ma anzi si è triplicato). Non solo,  si era scagliato anche contro il Fmi, la Bce e Matteo Renzi.

Nel Def, Documento di economia e finanza del governo, è scritto nero su bianco che l’esecutivo guidato da Matteo Renzi perseguirà la strategia già avviata per la dismissione di quote di Poste e Enav prima, di Eni, Fincantieri, società del gruppo Fs poi, oltre che di parte del patrimonio immobiliare dello Stato. Le finalità di questa gigantesca svendita sarebbe la riduzione del debito pubblico.

Alberto Micalizzi – Privatizzazioni

La motivazione sbandierata è evidentemente una balla: le privatizzazioni degli anni ’90, per esempio, hanno solo attenuato la crescita del debito, tant’è che nel ventennio 1982-2001 il debito pubblico in valore assoluto non si è ridotto ma anzi si è triplicato in termini reali (passando da € 580 miliardi del 1982 a € 1.620 miliardi del 2001) nonostante:

  • a) il PIL reale sia cresciuto mediamente del 2.5% anno su anno;
  • b) durante gli anni ’90 il massiccio processo di privatizzazione abbia generato ricavi straordinari allo Stato per un valore pari a circa €90 miliardi (pari a circa l’8% del PIL reale del 1992).

Ovviamente il piano di svendita arriva dopo anni di propaganda contro le aziende partecipate, sono state definite carrozzoni corrotti e parassitari anziché essere interpretate come fondamentali strumenti di politica economica, tra i pochi che si sarebbero dovuti mantenere saldamente in mano statale proprio mentre si abbandonavano le leve monetarie e finanziarie a causa del sopraggiungere dell’Euro….

Ma quale potrebbe essere l’alternativa alla solita cura da cavallo a base di privatizzazioni? L’alternativa consiste nell’impiegare i beni pubblici come garanzia per l’emissione di moneta di Stato. Abbiamo aziende di Stato, beni demaniali e persino un patrimonio artistico che potrebbero restare di proprietà pubblica ed essere impiegati a garanzia di strumenti di pagamento di proprietà statale che consentirebbero il rimborso dell’attuale moneta a debito e la sua sostituzione con moneta priva di debito…

Non ci stancheremo mai di dirlo: il problema è il sistema stesso del debito. L’obiettivo degli organismi internazionali (FMI, Banca Mondiale, BCE etc) è creare rendite finanziarie prestando agli Stati una moneta che tali organismi emettono senza costi e senza vincoli. I maxi-prestiti storicamente concessi dal FMI, ad esempio, non puntano al rimborso tout-court del prestito stesso, bensé al mantenimento del livello di indebitamente del Paese coerente con la capacità di pagamento degli interessi passivi sul debito.

Questo deve essere capito bene. Se ad esempio la BCE emette moneta e la presta, tramite le banche commerciali, al Tesoro italiano e questa moneta viene persa o non viene rimborsata, la BCE ha perduto un po’ di carta, nel senso merceologico della parola. Il problema della BCE non è rientrare in possesso di carta, cioè di cellulosa, bensì di incassare interessi mediante moneta che i debitori hanno guadagnato con lavoro vero, cioè a fronte dei quali sono stati creati beni e servizi. Ecco perché la BCE è ossessionata dall’inflazione….se uno Stato pagasse regolarmente gli interessi passivi sul debito ma l’inflazione nel Paese fosse galoppante la moneta pagata alla BCE avrebbe poco valore.

Ma tutto questo, certo, Renzi non può capirlo. Né è stato messo lì per per questo, del resto…



   

 

 

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