Borsellino sosteneva che in Procura a Palermo si sentiva forte peso del potere politico

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20 mag. – “Non posso credere che un amico mi abbia potuto tradire”. Cosi’ disse Paolo Borsellino, piangendo durante uno sfogo con i suoi ex colleghi Alessandra Camassa e Massimo Russo. L’episodio, noto, e’ stato ancora una volta confermato dalla Camassa, che ha deposto a Caltanissetta oggi nel processo Borsellino quater. “Ricordo che il giudice Borsellino si alzo’ dalla sedia -ha detto- si distese sul divano manifestando stanchezza e avvilimento, inizio’ a lacrimare in modo evidente. E ci disse: ‘Non posso credere, non posso credere che un amico mi abbia potuto tradire’.

Io e il collega Massimo Russo siamo rimasti sorpresi. Questo pianto all’epoca mi impressiono’, non avevo mai visto Borsellino piangere. Paolo era particolarmente turbato in quel periodo.
Questo avvenne prima del 4 luglio 92. Solo anni dopo capi’ che quel particolare poteva avere un interesse investigativo”.
Camassa ha anche riferito di non aver chiesto nient’altro, pensando che Borsellino si riferisse a questioni personali.

Alessandra Camassa ha anche detto che Borsellino, in sua presenza, non ha mai pronunciato la parola “trattativa” e era rammaricato per il fatto che alla Procura di Palermo, non gli era permesso di seguire indagini sulla mafia. “Credo -ha dichiarato- che ad ostacolarlo fosse Giammanco. Borsellino, nonostante fosse una persona tendenzialmente ottimista, dopo la morte di Giovanni Falcone, spesso era turbato. Sosteneva che alla Procura di Palermo, si sentiva forte la presenza e il peso del potere politico. Borsellino pensava di poter dare il suo contributo nella lotta alla mafia palermitana ed era altresi’ convinto che avesse potuto dare il suo contributo nella strage di Capaci”. (AGI) .



   

 

 

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