I traditori della Patria sono più numerosi dei Patrioti. Chiudiamola qui.

Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.
(Bertrand Russell)

merkel

di Angela Piscitelli

17 magg – Sotto elezioni si scopre sempre l’acqua calda. Questa volta è il complotto che disarcionò sbrigativamente l’Amor Nostro; cosa nota per noi e per chiunque osservi la realtà senza il prosciutto sugli occhi. La Sovranità logora chi non ce l’ha, e noi non ce la abbiamo, vuoi perché stiamo sempre a ciarlare di nord – centro – sud, vuoi perché abbiamo perso la guerra, e vuoi perché i traditori della Patria sono ben più numerosi dei Patrioti.

Io provo ad immaginare cosa succederebbe in Francia se qualcuno pretendesse commettere un’ingerenzucola nella vita della République, o peggio se su un politico, o su un Presidente aleggiasse il sospetto di un alto tradimento. Del resto Luigi XVI° – brav’uomo e bricoleur attento – ci rimise la zucca proprio perché ebbe la pessima idea di rivolgersi all’estero per regolare gli affari interni. La ghigliottina è in disuso da una trentina d’anni, ma ci sono ottimi surrogati materiali e morali per dissuadere i potenziali traditori.

Noi invece: «toh’! c’è stata una congiura! maguardaunpo’, non abbiamo più governi eletti dal popolo! oh, cavolo mi sono perso la democrazia, dove sarà mai? L’avevo qui, sul tavolo, non è che l’ha presa mia moglie?». Perfino le vittime non si indignano troppo: «vabbeh, su, facciamo una commissione d’inchiesta». E via al bar.

I congiurati poi, passeggiano indisturbati, fanno i ministri, se trombati vengono forniti di sinecura o di poltrona in partecipata e tutto continua come sempre, col pil che scende e lo spread che ora salicchia intimidatoriamente.

Proviamo a ricostruire. Fino a quando è apparso lo spread, dell’Europa si parlava solo per la lunghezza delle banane o delle sottovesti. Si guardava il consesso di Bruxelles come fosse un mattacchione che ha tempo da perdere, nulla di più. È con questo spirito che inviammo nel 2009 un drappello di perditempo di tutti i colori a discettare del sesso degli angeli e a fornire qualche elemosinetta ai clientes di passaggio.

Un brutto giorno ci accorgemmo che qualcosa non andava: cominciavano ad arrivare dalla BCE lettere minatorie. I giornalisti, fatti nella migliore delle ipotesi per non capire nulla, strombazzavano: «la lettera! la lettera!, bisogna obbedire alla lettera, alla lettera!». Intanto qualcuno scriveva un programma lungo come la Treccani e si moltiplicavano incontri, aperitivi, cene, feste. Si videro in seguito Merkel e Sarkozy riderci platealmente sul grugno, e pure lì, invece di ritirare gli ambasciatori, tutti se la presero col nostro Presidente del Consiglio in carica. Non mi dilungo: un senatore a vita per meriti sconosciuti, lo spread che sale, sale, sale come un palloncino e l’offerta “che il Cav non poteva rifiutare”.

Lo sventurato rispose; lui che è antico e convinto che “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” pensava che, tutto sommato, insieme con Monti qualcosa di buono per l’Italia si sarebbe potuto fare; l’altro invece, il senatore, non perse tempo a mordergli a sangue la mano e mollargli un calcio sulla protesi della statuina. Tanto poi del resto, si sarebbero occupate le procure. E infatti se ne occuparono.

Contenta Frau Anghela? Contenta Madame Lagarde (chissà se poi è stata lei a mettere la diversamente bianca nel letto di Strauss Kahn)? Il Re è imbattibile in baciamano alle signore, specie se sono straniere. Siccome il Cav, per via delle zie monache ha il riflesso del penitente, ha continuato a cercare di costruire un disegno politico decente, regolarmente complottato ogni giorno e ridotto ai domiciliari. Che c’era il complotto lo sapeva, ma lo diceva poco convinto. Della banalità del male, lui, si stupisce sempre. E adesso che lo dicono tutti lo dice con un po’ più di grinta, ma non va oltre la commissione d’inchiesta. Roba da ridere.

Che c’è da indagare? È chiaro che l’Italia – e non da oggi – non è più una nazione sovrana; e’ chiaro che nessuno, ma proprio nessuno è legittimato ad occupare il ruolo istituzionale che occupa; è chiaro che tutte queste cariche non sono altro che poltrone meritate facendo i passacarte agli stranieri e vendendo l’Italia. Ed ora si va ad eleggere il parlamento europeo, ancora una volta con campagna elettorale minimizzante e camomillosa. Con l’aggravante che i pochi Patrioti rimasti sul suolo italico non hanno nessuno che li rappresenti, nessuno che si alzi e profferisca un serio e puntuale atto d’accusa contro tutti quelli che hanno tradito e tradiscono la Nazione. E dobbiamo pure sorbirci, in beffa alla par condicio, la pubblicità ingannevole sull’Europa delle tivì di stato.

E noi? Si parla di golpe a cena, al bar, prendiamo cappello col vicino che è di sinistra, ci apprestiamo a inviare i grillini a fare i pesci in barile a Bruxelles, loro, i più disfattisti e dunque i più adatti a distruggere quel poco che resta di noi?

Ma allora, scusate: se questa è la situazione, e va bene così, meglio chiuderla, l’Italia. Così non ci sarà più spread, non ci sarà più complotto, non ci sarà più Vespa e manco Floris. All’Italia, un bel monumento alla memoria davanti al parlamento europeo, sapientemente ideato dal cliens di turno.

Angela Piscitelli
Zona di frontiera, 15 maggio 2014



   

 

 

4 Commenti per “I traditori della Patria sono più numerosi dei Patrioti. Chiudiamola qui.”

  1. Cosa potremmo e\o dovremmo fare?

  2. Ed è poi facilmente immaginabile cosa sarebbe successo a parti invertite:La guerra civile!
    Invece noi di dx e\o di cdx siamo civili,rispettosi della legge e contrari alla violenza!

  3. Sono d’accordo. Il problema e’ che pare non ci sia nesuno Stato, europeo o no, disposto a occupare e governare direttamente i pochi italiani rimasti. I begli imperi coloniali di una volta non ci sono piu’, di movimenti separatisti seri neanche parlarne.. Quindi che cosa facciamo?

  4. Questo é l’articolo più semplice, più onesto, più diretto. Complimenti alla giornalista!

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