Sud Sudan: allarme colera, almeno un morto e diversi contagiati

coleraGiuba, 15 mag. – Il colera fa la sua comparsa in Sud Sudan, scosso da cinque mesi da una violenta crisi: almeno una persone e’ morta e altri 18 sono state infettate, suscitando profonda preoccupazione per le difficili condizioni sanitarie e umanitario nel Paese. Gli scontri tra truppe e ribelli, con attacchi ai civili e atrocita’, ha provocato da dicembre a oggi migliaia di morti e oltre 1,2 milioni di sfollati. Oltre 79mila civili sono accampati in affollate basi della forze di paecekeeping delle Nazioni Unite, compresi i 32mila ammassati in un campo Onu nella capitale.

A peggiorare la situazione sono le forti piogge che cadono sul Paese, rallentando la macchina degli aiuti e favorendo potenzialmente la diffusione della malattia, estremamente contagiosa. “C’e’ un’epidemia di colera nel Paese…il numero sta crescendo”, ha riferito il ministro della Salute, Riek Gain, specificando che al momento sono almeno 19 i casi di infezione confermati, di cui uno fatale.

Finora tutti i casi riportati riguardano zone residenziale di Giuba, ma suscita preoccupazione il gran numero di persone che vivono nel resto del Paese senza una sistemazione appropriata, in condizioni igieniche precarie. Gli sfollati accampati nei campi Onu sono stati vaccinati, ha riferito il capo dell’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) in Sud Sudan, Abdi Mohamed, ma questo non garantisce la sicurezza completamente.

Il colera si trasmette attraverso acqua o cibo contaminati da feci o mani sporche. Il periodo di incubazione e’ breve, tra i due e i cinque giorni, poi appaiono i primi sintomi, tra cui diarrea acuta, che destabilizza gravemente i malati. La forte perdita di liquidi e’ spesso fatale. Il sindaco della capitale, Sarafino Wani, ha promesso che “verranno prese misure”. Da tempo, le agenzie umanitarie attive nel Paese hanno lanciato l’allarme, puntando il dito contro il rischio di una grave carestia e di genocidio. “O agiamo subito o milioni ne pagheranno il prezzo”, ha avvertito il capo esecutivo di Oxfam, Mark Goldring.

Forte preoccupazione e’ stata espressa anche dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, secondo cui “se il conflitto continua, meta’ dei 12 milioni di popolazione del Sud Sudan diventeranno sfollati interni, rifugiati all’estero, piegati dalla fame o moriranno per la fine dell’anno”.
Intanto, gli scontri tra truppe e ribelli continuano, nonostante l’accordo per un cessate il fuoco, firmato all’inizio del mese ad Addis Abeba tra il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e il leader dei ribelli, Riek Machar. Il timore e’ che i leader non siano piu’ in grado di controllare i i combattenti sul campo, con le comunita’ locali ormai avviluppate in una spirale di violenze e vendette.

Duri combattimenti sono stati registrati, con reciproche accuse da entrambe le parti, nello Stato dell’Alto Nilo, con l’impiego di artiglieria. “Continueremo a rispettare rigorosamente l’accordo di pace ma non permetteremo che questo cessate il fuoco venga usato dai ribelli per continuare a muoversi e attaccare le nostre posizioni”, ha commentato il portavoce dell’esercito, Philip Aguer. Da parte sua, il portavoce dei ribelli, Lul Ruai Koang, ha accusato le truppe governative di “aver bombardato” le loro posizioni, prendendo di mira i miliziani che si erano radunati a Dolieb per ascoltare “i messaggi di accordi letti dai rispettivi comandanti sul campo”. Attacchi sono stati registrati dai ribelli anche a Palouch, nello strategico distretto di Renk. agi



   

 

 

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