Festival di Cannes: delude Più buio di mezzanotte alla Semaine de la critique

La delegazione del film alla Semaine de la critique

La delegazione del film alla Semaine de la critique

Divide, Più buio di mezzanotte di Sebastiano Riso, scelto per rappresentare il nostro paese alla 53° edizione della Semaine de la critique a Cannes. Però, più di qualsiasi altra cosa, delude. E profondamente.
Divide, perché un argomento come quello del riconoscimento e dell’affermazione della propria identità di genere è più che mai attuale ed oggetto di discussione, per non dire di divisioni, a livello tanto di società quanto di politica.
Delude, perché le ambizioni smisurate dell’esordio dietro alla macchina da presa del regista catanese si infrangono in mille pezzi contro una realizzazione senza alcun dubbio scadente, sotto qualsiasi punto di vista.

Sul versante della sceneggiatura, la carne buttata sul fuoco è decisamente troppa: la maturazione di un adolescente, la scoperta della sua omosessualità, le divisioni all’interno della famiglia, l’abbandono, l’accoglienza da parte di altri reietti, lo sfruttamento, ecc… Riso non è capace di scegliere il percorso lungo il quale fare andare avanti la propria narrazione, non riuscendo a decidere fra quegli elementi che valgano la pena di essere approfonditi e quegli aspetti che, al contrario, potrebbero essere molto tranquillamente lasciati da parte. Ed il solo risultato che ottiene è un racconto che, quando va male, si trascina stancamente, e quando va anche peggio, arriva a perdersi completamente in una vaghezza sempre più grande.
La situazione non va meglio nemmeno sul fronte dei luoghi comuni, sotto il cui peso la storia rimane letteralmente schiacciata: è prevedibilmente il padre il personaggio violento, è chiaramente la madre quella che cerca in qualunque maniera di proteggere suo figlio (e che non fa altro che piangere), è ovviamente un uomo maturo quello che lo sfrutterà.
Insomma, il film sa troppo di racconto triste ed esemplare, già visto e già sentito in più di una occasione, per essere stato ispirato, invece, da una storia che più reale non potrebbe essere: quella di Davide Cordova, in arte Fuxia Loka, una delle drag queen simbolo del Muccassassina, celebre serata gay e lesbian itinerante nata a Roma più di 20 anni fa. Che di esperienze particolari da raccontare, sicuramente, ne avrebbe avute a non finire.

Guardando, poi, alle interpretazioni, il mutismo in cui il protagonista cerca rifugio si rivela una fra le scelte maggiormente controproducenti, a fianco della stupidità di alcuni dialoghi che non si riescono ad ascoltare, e delle recitazioni di certi attori che non si possono proprio sopportare.
L’avere ingaggiato Pippo Delbono per affibbiargli un personaggio inverosimile, ma più probabilmente soltanto per strizzare l’occhiolino a Rainer Fassbiner facendogli canticchiare la canzone di Jeanne Moreau/Lysiane nel film Querelle, è imbarazzante per quanto appaia plateale.
Allo stesso modo, un piano sequenza all’indietro per citare (copiare?) Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini non è sufficiente a fare di un debutto un lavoro d’autore.

 

Luca Balduzzi



   

 

 

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