Udienza rimandata: 2 minori sottratti alla famiglia dovevano essere sentiti in aula, ma non funzionava l’audio

Due minori allontanati dai genitori dovevano essere sentiti dal tribunale, ma non funzionava l’impianto audio

bimbo8 magg – L’avvocato Miraglia: ancora pena per questi genitori e per i ragazzi strappati alla famiglia, che non vedono l’ora di rientrare a casa dopo cinque anni

ANCONA – Ha dell’incredibile la vicenda accaduta martedì pomeriggio al tribunale di Ancora: due ragazzi, allontanati nel 2009 dalla loro famiglia di origine, dovevano essere sentiti dal giudice, in un procedimento a carico dei genitori, accusati di maltrattamenti. Ma nulla si è potuto fare, se non rinviare nuovamente la loro audizione, perché l’impianto audio, che doveva registrare la loro deposizione in ambiente protetto, non funzionava.

«E’ un episodio increscioso» commenta l’avvocato Miraglia di Modena che segue i genitori, «perché getta cattiva luce e discredito sul funzionamento dei tribunali italiani, ma soprattutto perché grava ancora di più su questa coppia di genitori, che attende da anni di poter riabbracciare i due figli, che tra l’altro non vedono da tre anni, e di poter fare chiarezza sui presunti maltrattamenti di cui sono accusati e di cui non esistono né tracce né prove. Ecco perché il giudice doveva sentire dalla viva voce dei ragazzi come si comportavano i genitori nei loro confronti. L’episodio di martedì crea ancora maggiore disagio ai due ragazzi, che dall’ottobre 2009 sono stati allontanati da casa e affidati a una comunità, dove peraltro la ragazzina ha vissuto esperienze terribili e le sono stati concessi comportamenti non consoni a una undicenne. In seguito a irregolarità riscontrate in questa comunità, mentre il fratello è stato affidato a una famiglia, la ragazzina è stata ospitata da una nuova comunità di accoglienza. Solo il rientro nella famiglia d’origine, a casa sua, ne garantirebbe il totale e sereno recupero».

I ragazzi erano stati allontanati dalla famiglia, perché i genitori erano stati giudicati inadatti a svolgere il loro compito e accusati di maltrattamenti nei loro confronti, sebbene non mostrassero mai delle carenze nei confronti dei figli né alcuno avesse riscontrato segni di percosse sui ragazzi. Ma il tribunale dei minorenni di Ancona ha disposto l’allontanamento dei due ragazzi e il loro affidamento a una comunità. Dove sono state riscontrate, in seguito a un’indagine scaturita da un esposto presentato dai genitori alla Procura della Repubblica attraverso l’avocato Miraglia, delle gravi carenze igienico-sanitarie oltre all’inadeguatezza del personale che doveva seguire i minori, che, infatti, invece di essere aiutati a superare il loro disagio psicologico, lo hanno persino aumentato. Dopo il controllo dei Nas, la comunità è stata chiusa. E in questa struttura, e solo in questa struttura, pare che i ragazzi abbiano parlato di maltrattamento da parte dei genitori: è questa discrepanza nelle dichiarazioni e nei fatti che si doveva chiarire con l’audizione di martedì.

«Questi ragazzi dovranno nuovamente subire lo stress di ripresentarsi in tribunale» prosegue l’avocato Miraglia, «come se già non avessero subito pressioni psicologiche fortissime, per le carenze del sistema. Una psicologa di un servizio pubblico aveva persino palesato il timore che la bambina potesse rimanere incinta a 9 anni in comunità, ma il tribunale dei minori non ha mai pensato di coinvolgere i genitori nella vita dei propri figli. In questo momento che si parla di cambiare le procedure e di modernizzare il nostro Codice penale, è inverosimile che un processo venga rinviato per un guasto banale: auspico pertanto che il nostro ministro della Giustizia si preoccupi anche di fare qualcosa affinché situazioni simili non accadano più nei nostri tribunali».

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