Olanda: aumentano gli euroscettici, in UE manca la democrazia

EUobserver descrive la situazione politica olandese: ora non solo tra la popolazione, ma anche tra i partiti dilagano le posizioni eurocritiche ed euroscettiche. Sono interessanti anche i termini del dibattito: si discute di quanto e come limitare i poteri dell’UE, in pratica si discute di meno Europa.
Comunque si giudichi il quadro olandese, è un altro segnale di svolta.

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5 magg – Nei Paesi Bassi gli elettori critici verso la velocità o l’intensità dell’integrazione europea hanno un’abbondanza di alternative al populismo di destra. Il paese ha partiti euroscettici sia progressisti che conservatori.

Prendete, ad esempio, il Partito Socialista, che è di sinistra. Già nel 1994, quando gli elettori gli fecero ottenere per la prima volta due seggi al parlamento nazionale, il programma del partito si opponeva ad “un declassamento del nostro paese a provincia priva di poteri dentro un superstato europeo antidemocratico”.

Ora, con 15 dei 150 seggi del parlamento nazionale, e un membro al Parlamento Europeo, i socialisti sono ancora critici verso l’integrazione europea. “Diciamo di no a questa UE,” dice Harry van Bommel, membro del Parlamento olandese per i Socialisti. “Non stiamo mettendo in guardia da qualcosa che potrà avvenire nel futuro; l’Europa ha già troppe caratteristiche di un superstato.”

Da quando Van Bommel è diventato deputato nel 1998, il dibattito pubblico sull’integrazione europea è “cambiato drasticamente”, dice lui. Lo spartiacque è stato il momento in cui, il 1° giugno 2005, l’elettorato olandese ha rifiutato la Costituzione Europea con un referendum. Mentre il governo e più dell’80% dei membri del parlamento si erano espressi a favore nel nuovo trattato, il 61.6% dei votanti ha detto “Nee”.

I partiti mainstream si sono resi conto che stavano correndo troppo velocemente verso una “unione sempre più stretta” rispetto a quanto i loro elettori volessero.

“Anche i partiti che si sono sempre impegnati a portare avanti l’integrazione stanno diventando eurocritici,” dice Marianne Thieme, membro del parlamento dal 2006 per il Partito Animalista dei Verdi. (Partito che ha due seggi al parlamento nazionale, ma nessuno al Parlamento Europeo). “All’improvviso tutti i partiti diventano eurocritici.”

Al tempo stesso Thieme dice che i partiti mainstream continuano a “stigmatizzare” i partiti euroscettici. “Se sei eurocritico come lo è il nostro partito, ti dicono che ti stai ‘mettendo in trincea’, che ‘non ami l’Europa’, che sei ‘un nazionalista’. Sono sempre le solite risposte condizionate.”

Un terzo partito tradizionalmente critico verso l’integrazione europea è il partito calvinista SGP (tre seggi al parlamento nazionale, uno al Parlamento Europeo). Fondato nel 1918, questo partito conservatore è il più vecchio partito del parlamento olandese. Al Parlamento Europeo collabora spesso con un altro partito cristiano, il ChristenUnie.

Il gruppo di esperti del partito ha pubblicato un libro ad aprile intitolato Europa op een kruispunt [L’Europa ad un bivio]. Nell’introduzione l’autore notava che la maggior parte dei partiti stanno adesso “facendo dichiarazioni che sono simili in modo sospetto alle posizioni che l’SGP e il ChristenUnie hanno avuto per anni”.

Van Bommel ha avuto un’esperienza simile. Guardando indietro ai giorni precedenti al 2005, dice: “Allora eravamo il partito che aveva un’opinione anomala sull’Europa. Eravamo ai margini.” Adesso, sebbene le loro idee sull’Europa non siano sostanzialmente cambiate, le critiche dei socialisti stanno diventando politicamente più mainstream. “Non veniamo più etichettati come anti-europei.”

Ora questa “opinione anomala” viene sostenuta anche dal populista Partito per la Libertà (PVV), che propugna l’uscita dall’Unione Europea.

Tuttavia Van Bommel non è sostenitore di un’uscita radicale, ma propugna “un’Europa più modesta”, che fornisca “delle soluzioni europee solo ai problemi che non riusciamo a risolvere a livello nazionale”.

Il test di “sussidiarietà”

Tuttavia sarebbe difficile trovare un politico olandese che non sia d’accordo su questa opinione. La maggior parte dei politici usa frequentemente la parola sussidiarietà, il principio secondo cui la UE dovrebbe agire solo quando lo può fare in modo più efficiente di quanto non riescano a fare, al livello inferiore, i governi.

Ma questo termine è usato da tutti i politici per sostenere i propri argomenti. Dopotutto chi è che decide quale livello di governance è più efficente? Non c’è un test obiettivo per la sussidiarietà. “Avete ragione, non si può misurare,” ammette Van Bommel. “L’ideologia è sempre in gioco in questo caso.”

E così il Partito Socialista, che critica il grande ruolo del libero mercato, criticherà anche le politiche neoliberiste a livello europeo. E il Partito Animalista, che crede che “l’industria dell’allevamento intensivo sia disastrosa per le persone, gli animali e l’ambiente”, vorrà riforme nelle politiche agricole dell’UE.

La pratica attuale, secondo Jan Schippers del think tank SGP, è che sul “test” di sussidiarietà decide Bruxelles. “La Commissione Europea e il Parlamento Europeo troveranno sempre un motivo per giustificare le nuove politiche europee,” scrive Schippers.

Inoltre, il Parlamento Europeo non è in grado di controllare efficacemente la Commissione Europea, dice Schippers. “Il Parlamento Europeo non è affatto il cane da guardia che difende gli interessi dei residenti degli stati membri. Al contrario, è a favore di un aumento del budget dell’UE perfino in tempi di crisi,” scrive.

Sebbene sia i parlamenti nazionali che il Parlamento Europeo abbiano ricevuto più poteri da quando il Trattato di Lisbona è entrato in vigore, Thieme mette in luce il fatto che questo non risolve il deficit democratico. “Si vede una tendenza verso una minore democrazia in Europa,” dice.

Thieme è preoccupata per la “mancanza di fondamenta democratiche” nella proposta del trattato sul libero commercio con gli USA (il TTIP, ndt). “L’Europa sta procedendo verso politiche elitiste fatte sottobanco, con il trattato sul libero commercio i cui contenuti verranno decisi dalle grandi multinazionali.”

Il Parlamento Europeo pubblicizza le sue elezioni con la frase “questa volta è diverso”. Van Bommel è d’accordo, ma per ragioni differenti. Una volta pensava che i passi avanti verso una più stretta unione fossero irreversibili.

“Ho cambiato idea quando ho sentito Nout Wellink, ex presidente della Nederlandsche Bank [la banca centrale] dire che non è sicuro che l’euro sia stato un successo,” afferma Van Bommel.

Thieme è d’accordo sul fatto che tenere insieme l’eurozona non dovrebbe essere un obiettivo in sé. “Ci sono scenari alternativi a quello di continuare verso un’unione bancaria e un’unione politica,” dice, definendo coloro che vogliono continuare con l’euro per amore dell’euro come dei “di mentalità ristretta e fanatici”.

I partiti eurocritici “alternativi” stanno andando bene secondo la maggior parte dei sondaggi, così come il PVV. Van Bommel però sottolinea che la sfida maggiore è quella di convincere la gente ad andare a votare – alle precedenti elezioni europee il tasso di partecipazione era stato di appena il 36.7%.

Van Bommel dice: “Il nostro maggiore avversario per le strade non sarà l’elettore del PVV. Sarà l’apatia degli astensionisti.”

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