INVASIONI BARBARICHE

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26 aprile –   In età moderna il fenomeno schiavistico più rilevante fu indubbiamente la tratta degli schiavi africani in America. Il Nuovo Mondo conosceva la schiavitù già nell’era precolombiana, ma con la conquista spagnola avviata da Colombo, Cortés e Pizarro l’intera popolazione indigena fu ridotta in schiavitù. La fragilità fisica e la scarsa attitudine alla fatica, insieme con altre cause, trasformarono lo sfruttamento economico in un genocidio, che convinse gli spagnoli a seguire il suggerimento di Bartolomeo de Las Casas di trapiantare in America i più robusti neri africani (1517).

I portoghesi già nel XV secolo avevano avviato un commercio di schiavi africani in Europa. Nel XVI secolo questo commercio si rivolse al nascente e fiorente mercato americano e ad esso parteciparono tutte le potenze europee attive nella navigazione dell’Atlantico: portoghesi, olandesi, tedeschi, danesi, svedesi, francesi, inglesi. Il commercio legale, affidato dalla Spagna a un ristretto numero di mercanti, secondo il meccanismo monopolistico dell’asiento, fu accompagnato da un diffuso contrabbando e dalla pirateria.

Nel XVII secolo si affermò l’impiego di schiavi neri anche nelle piantagioni delle colonie inglesi del Nordamerica. Gli inglesi divennero nel XVIII secolo i protagonisti della tratta, ottenendo l’asiento trentennale (trattato con altro paese per la fornitura di schiavi) nelle colonie spagnole col trattato di Utrecht (1713) e organizzando il commercio triangolare (Inghilterra, Africa, America) che fece di Liverpool un porto di importanza mondiale.

È difficile stabilire quanti milioni di africani siano stati venduti in America nel corso dei secoli, ma è certo che a destinazione arrivò solo una percentuale ridotta di coloro che erano stati catturati a tale scopo. Moltissimi infatti morirono durante la cattura, il trasporto dall’interno dell’Africa alle coste, la traversata dell’oceano, l’ambientazione nel nuovo continente: una stima attendibile fissa intorno al 30% la percentuale di effettivo utilizzo nel Nuovo Mondo. Il trattamento era durissimo, soprattutto nelle colonie inglesi, dove il razzismo era più rigido.

Nell’età dell’Illuminismo si diffuse il movimento abolizionista che in pochi decenni pose fine alla tratta: in Danimarca nel 1792, in Inghilterra e negli Stati Uniti nel 1807, in Olanda e in Svezia nel 1815, nei paesi latinoamericani con la proclamazione dell’indipendenza. Nel 1814-15 le potenze europee riunite nel congresso di Vienna si impegnarono a porre fine al commercio degli schiavi, che, anche se in misura contenuta è continuato clandestinamente ,per decenni fino ad arrivare ai giorni nostri. Oggi, la tratta degli schiavi è spacciata per immigrazione, immigrazione clandestina, per profughi o presunti profughi, è un fenomeno che ha cominciato a raggiungere dimensioni significative in Italia e in Europa, dai primi anni settanta, per poi diventare un fenomeno caratterizzante della demografia italiana ed europea nei primi anni del XXI secolo. (Enciclopedia Storica, Zanichelli)

È difficile stabilire quanti milioni di africani siano stati venduti in Italia e in Europa dagli anni 70 ad oggi, ma è certo che a destinazione ne è arrivata soltanto una parte di coloro che sono stati catturati nella rete delle associazioni criminali a tale scopo, perché molti sono naufragati, dispersi, uccisi prima, durante e dopo la traversata, gettati in mare, in quel mare che abbiamo rinominato: cimiterraneo.

Per quello che possono valere i dati, oggi, vengono manipolati qui come nei paesi totalitaristi, secondo Eurostat, nel 2012 l’Italia era il terzo Paese europeo per numero assoluto di stranieri residenti, con 4,8 milioni, dopo Germania (7,4 milioni) e Spagna (5,6 milioni) insieme al Regno Unito (4,8 milioni). In termini percentuali invece si collocava all’undicesimo posto. Sono cifre a cui si può tranquillamente aggiungere il 50% in più.



   

 

 

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