Morto in attacco terroristico, Inps nega pensione alla figlia: manca la salma

Morto in un attacco terroristico in Nigeria, la figlia non può avere la pensione

silvano-trevisan21 apr – Suo padre, poco più di un anno fa, è stato sequestrato e quindi ucciso dal gruppo terroristico Boko Haram, in Nigeria, ma nonostante la sua storia sia stata seguita da tutti i giornali per la burocrazia italiana e per le norme dell’Inps sua figlia non ha ancora diritto alla reversibilità della sua pensione. È la situazione, paradossale e tragica, in cui si trova la figlia di Silvano Trevisan, il tecnico di San Stino di Livenza che il 17 febbraio 2013 è stato rapito assieme a sette colleghi nello stato del Bauchi: la ragazza di 18 anni, come riporta il Gazzettino, avrebbe infatti inoltrato domanda per ottenere la pensione del padre, ma le è stato risposto che senza la salma non ci vorranno meno di 10 anni prima di vedere un centesimo.

MORTE “PRESUNTA” – La figlia 18enne di Trevisan, una ragazza italo-rumena con regolare cittadinanza italiana ma residente a Bucarest, avrebbe fatto domanda allo stato italiano per accedere alla pensione del padre, come le spetta per legge: soldi che potrebbero aiutarla a costruirsi un futuro, soldi per cui il genitore ha sudato e versato contributi per anni, eppure per la ragazza che ha sempre vissuto proprio a carico del padre italiano e che quindi di quel denaro ha davvero bisogno, non ci sono alternative: la legge italiana prevede che si debba aspettare due anni per fare la dichiarazione d’assenza e altri otto per fare istanza di morte presunta.

Tutto questo perché, nonostante la notizia della morte di Silvano Trevisan sia stata data da tutti i giornali, essendo stato un caso di terrorismo internazionale, il corpo del tecnico non è mai stato recuperato. Ai familiari romeni la notizia del decesso è stata data in via ufficiale dall’ambasciata italiana a Bucarest, il Consolato italiano ha dato loro comunicazione dei Ris riguardante la completa compatibilità delle foto recenti del tecnico e le quelle della salma, diffuse persino online, ma in assenza del corpo niente da fare: ad un anno di distanza dal sequestro, secondo l’Inps la morte di Silvano Trevisan non può neppure considerarsi “presunta”. (da Venezia Today)

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