Aiuta connazionale a evitare il matrimonio forzato. Pachistano arrestato a Roma per sequestro di minore

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29 mar – Ha accompagnato in Pakistan una connazionale di 17 anni, residente in Italia, che rifiutava di sposarsi con l’uomo prescelto dalla famiglia e voleva tornare nel suo Paese, dal ragazzo che amava. Per questo lo scorso 19 marzo, appena rientrato in Italia, è stato arrestato dai carabinieri dell’aeroporto di Fiumicino con l’accusa di sequestro di minore e di falsificazione di documenti e condotto nel carcere di Civitavecchia.

La notizia dell’arresto di Mohamed Shabir Khan, 53 anni, presidente del’Associazione lavoratori pachistani in Italia, sindacalista della Cgil, è stata data dall’associazione “Senza Confine” e ha suscitato sorpresa e sgomento negli ambienti che si occupano di immigrazione, oltre che nella comunità pachistana.

Shabir, come tutti lo conoscono, è stato uno dei protagonisti della battaglia civile per la verità sul naufragio che avvenne la notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996 a largo di Portopalo di Capo Passero quando morirono annegati più di trecento migranti provenienti dal Pakistan, dall’India e dallo Sry Lanka. Fu la più grave tragedia navale del Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale, superata solo – lo scorso 3 ottobre – dalla strage di Lampedusa. “Shabir Mohamed – ha scritto “Senza confine” in una nota – è sotto accusa per aver aiutato una ragazza a evitare un matrimonio forzato. Ha compiuto un atto coraggioso. Ha sostenuto una giovane donna nella sua ricerca di libertà e autodeterminazione, e per questo lo sosteniamo e chiediamo che sia subito rimesso in libertà! Non è accettabile che mentre a parole si dice di voler contrastare i matrimoni forzati contro la volontà delle donne, d’altro lato si perseguiti chi le sostiene nelle loro scelte”.

A denunciare Mohamed Shabir Khan alla magistratura sono stati i familiari della ragazza. Si è già svolto un primo interrogatorio e l’avvocato Simonetta Crisci ha presentato istanza di scarcerazione. D’altra parte in un caso del genere (non è in discussione il fatto che la ragazza fosse consenziente: appena giunta in Pakistan ha sposato il ragazzo che amava) l’arresto non era obbligatorio. C’è preoccupazione perché, con lo scopo di aggravare la sua posizione, Shabir è stato accusato dai parenti della ragazza di aver agito per denaro e anche dietro la promessa – circostanza incredibile, sostiene la dfifesa – di avere in cambio delle armi. Secondo quanto si è potuto ricostruire, la richiesta di aiuto è stata lanciata da un importante leader religioso locale, padre del fidanzato della ragazza. Mohamed Shabir ha confermato di aver accompagnato la giovane donna nel viaggio in aereo da Roma a Karachi. Giunta nella sua cittadina di residenza (Thorder, nel nord del paese, non lontano dal confine con l’Afghanistan) la ragazza si è sposata col giovane che amava da sempre.

Nel dicembre del 2006 Mohamed Shabir Khan ha preso parte alla rappresentazione teatrale dedicata alla strage di Portopalo “Nomi su tombe senza corpi” (del regista Giorgio Barberio Corsetti) e ha anche collaborato alla raccolta in Pakistan del materiale documentario. Un gruppo di musicisti e di film-maker, accompagnato tra gli altri dalla parlamentare Tana De Zulueta, si recò a Thorder e, con la guida di Shabir Mohamed Khan, realizzò decine di interviste con i parenti delle vittime del naufragio. Tra essi anche il padre del ragazzo pakistano che, grazie all’intervento di Shabir, ha potuto riabbracciare e sposare la sua fidanzata.



   

 

 

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