Roma: vigili incitano a fare la spia, episodi di caccia all’uomo e pubblica gogna

marino-pd

 

16 mar – Da «legalità partecipata» a vera e propria guerra sociale fra «vittime» e «spie». Con tanto di episodi di caccia all’uomo e pubblica gogna. Sta degenerando la politica dei «social network» promossa in questi mesi dal comandante dei vigili di Roma, Raffaele Clemente. L’ennesima gaffe nata in seno ai pizzardoni capitolini, un Corpo che da almeno dieci anni non riesce proprio a trovare pace, fra scandali e politiche controproducenti.

Sin dal suo arrivo, il Capo dei vigili sta invitando la cittadinanza a utilizzare Twitter per segnalare violazioni al codice della strada e abusi di ogni genere. Nel mirino, in particolare, le soste vietate. Gli utenti scattano una foto con lo smartphone, la caricano sul social, «taggano» il profilo della polizia locale o del comandante stesso, e dopo pochi minuti corre una pattuglia e inizia a multare il multabile. Ora, però, l’incolumità dei «vendicatori» delle doppie file è a rischio e stavolta non ci saranno caschi bianchi a difenderli: le «vittime» delle contravvenzioni si stanno organizzando, denunciando le «spie» sui social network, con tanto di nome e cognome, o addirittura arrivando ad appendere foto segnaletiche sui muri delle strade più colpite. «Ricercati», come i peggiori traditori, con il rischio che la perdita dell’anonimato scateni pericolose vendette personali, fra auto danneggiate e appostamenti sotto casa.

Situazione surreale a via Tommasini, in zona Lanciani. Qui sono apparse le foto segnaletiche, in bianco e nero, stampate al pc. Più vengono staccate e più ricompaiono. L’avviso scritto in stampatello è chiaro: «Lui è quello che chiama i vigili tramite Twitter». Sopra, gli screen shot delle segnalazioni alla Polizia Locale. In questo caso, l’utente è riuscito a tutelarsi mantenendo l’anonimato: il nickname è semplicemente «Charlie» e come foto del profilo ha l’immagine di un cane. Tuttavia, è noto come nel mondo del web anche queste accortezze possano essere scavalcate e spesso si riesca a risalire tramite altri indizi all’identikit dei «sospettati». «Qui ormai sono implacabili – racconta la signora Lucrezia – alzano i tergicristalli, rigano le auto, rompono gli specchietti. E quando la fai sporca, ti spaccano anche i vetri. È successo a una mia vicina». Poi la donna spezza una lancia in favore dei «vendicatori»: «Gli automobilisti esagerano. Lasciano le auto in maniera indegna». Molte doppie file si creano di fronte ai bar e ad alcune agenzie di scommesse. Franco, barista, ammette che «esiste un problema serio, ma serve maggiore buon senso. Anche da parte del Municipio, che dovrebbe fare i parcheggi a spina. Con le vendette personali non si va da nessuna parte».

Da Lanciani a Monteverde, fra le zone più battute dalle «truppe» di Clemente. Uno dei residenti entra sul gruppo Facebook del quartiere e si lascia andare in un’accusa, dove cita nome e cognome della «spia» di via Cerasi. Che il giorno prima, con un solo tweet, aveva spinto i vigili a multare le auto in sosta con due ruote sul marciapiede. G.A., queste le iniziali del «vendicatore», è stato costretto a chiudere l’account twitter, bersagliato dagli insulti, e poi a giustificarsi su Facebook: «Non sono stato io a segnalare i parcheggi sbagliati». Ma sul gruppo piovono i commenti, fra giustizialisti e non: «È un povero ragazzino deficiente», oppure «avete sbagliato, dovete pagare»; un altro: «da domani chiamerò i vigili 10 volte a giorno su tutte le strade del quartiere». E ancora: «Ecco cosa fa la mania di protagonismo».

E Clemente che fa? Anche il Comando centrale sembra preoccupato da questa situazione. Il comandante si raccomanda su Twitter di non pubblicare foto con targhe leggibili: «Non è necessario», «il nostro regolamento non lo prevede», «rimuova la foto», «basta la segnalazione». Tutte affermazioni postate nel giro di qualche ora. Sulla vicenda di Monteverde, Clemente si è lasciato scappare che «lì il problema non è l’omertà, ci stiamo lavorando». Nonostante le raccomandazioni, il meccanismo sembra inarrestabile. Decine e decine di foto postate su Twitter, con nomi, cognomi e visi in bella mostra e targhe più che leggibili. Tutto in barba alla privacy. Basta andare sul social, digitale nella finestra di ricerca @PLRomaCapitale e cliccare sui tweet contenenti le foto. «Noi lo dicevamo dall’inizio – commenta il responsabile del Sulpl Roma, Stefano Giannini – Bene il modello partecipativo, ma bisogna garantire da un lato l’anonimato dell’esponente e del contravventore. Dall’altra, abbiamo bisogno di una chiara identificabilità di chi denuncia. In caso di segnalazione per «secondi fini», noi vigili chi dobbiamo rintracciare, Kikka64?».

Vincenzo Bisbiglia per il tempo



   

 

 

1 Commento per “Roma: vigili incitano a fare la spia, episodi di caccia all’uomo e pubblica gogna”

  1. voi vigili dovete fare il vostro lavoro!non andare sulle speranze che qualche infame ( chi fa la spia non e’ figlio di maria non e’ figlio di gesu’ e quando muore va laggiu’ da quell’ometto che si chiama diavoletto- questa me la insegnavano quando avevo 5 anni,36 anni fa) vada a scattare foto !!

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