Economist: «le euro-élites hanno costretto Italia e Grecia a sostituire leader eletti democraticamente con tecnocrati»

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8 MAR – Se tizio scrive una cosa che reputiamo sbagliata, noi giornalisti gli diamo del fazioso o del servo. Se scrive una cosa temperata e terzista, replichiamo che è inutile o paraculo. Se scrive una cosa giusta, abbiamo due possibilità: possiamo scrivere che sta per voltare gabbana o, dati i trascorsi suoi e del suo giornale, gli chiediamo con che coraggio scriva certe cose. Non c’è scampo, l’avversario ha sempre torto e lo schema si riversa grezzamente nei talkshow. Le notizie continuano a essere ingigantite o nascoste a seconda che faccia comodo, e dei fatti interessa solo l’uso che si possa farne.

Si prenda l’Economist, settimanale che per vent’anni abbiamo esaltato o liquidato a seconda che giudicasse «inadatto» Prodi o più spesso Berlusconi, dopodiché ce lo scordavamo per anni. Bene: l’altro giorno ha scritto nero su bianco, l’Economist, che «le euro-élites hanno costretto Italia e Grecia a sostituire leader eletti democraticamente con tecnocrati». Lapidario. Definitivo. Tre settimane prima l’aveva scritto il Financial Times: ormai è Storia con la “s” maiuscola, ma è scritta chiaramente solo all’estero.

E prima che certi pavidi editorialisti di Corriere-Repubblica-Stampa chiedano «dov’è la novità?», siamo noi a chiedere loro: dov’eravate voi, pavidi quali siete? Che cosa scrivevate voi, mentre la democrazia italiana veniva deflorata? Non passerà alla Storia, quello che scriveste nel reggere il sacco ai tecnocrati: ma – è una promessa – non ce lo dimenticheremo lo stesso.

di Filippo Facci  –  LIBERO



   

 

 

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