Scuola: il Codacons denuncia Renzi alla Corte dei Conti

renzi6 mar – L’iniziativa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi di scrivere ai sindaci invitandoli a comunicare gli istituti scolastici bisognosi di interventi, è una vera e propria “buffonata”, e potrebbe determinare sprechi a danno della collettività. Lo afferma il Codacons, annunciando un esposto alla Corte dei Conti in merito all’iniziativa del Premier.

L’elenco ufficiale delle scuole pericolose che necessitano di interventi urgenti esiste già: è stato redatto nel 2010 dal Ministero dell’Istruzione e pubblicato sul web dal Codacons – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Renzi non ha bisogno di queste iniziative mediatiche che lasciano il tempo che trovano: se davvero ha a cuore lo stato di salute degli edifici scolastici, è sufficiente che chieda al Ministero, oppure può visitare il sito internet del Codacons o fare una rapida ricerca su google”.

Il documento del Ministero dell’Istruzione – spiega l’associazione – elenca regione per regione le scuole che presentano “gravi criticità”, e che quindi rappresentano un potenziale rischio per la salute di studenti, insegnanti e personale scolastico. Il file è stato redatto dopo un monitoraggio disposto a gennaio 2009 dall’ Intesa Stato-Regioni ed effettuato in tutti gli istituti scolastici del paese, e da esso emergono ben 12.000 scuole che presentano le più gravi criticità, ossia il 28% del totale. L’elenco è stato pubblicato nel 2010 dal Codacons ed è reperibile al seguente link: http://www.carlorienzi.it/wp-content/uploads/2010/05/di-230909_allegati_regionali.zip

“Abbiamo deciso di inviare oggi stesso a Renzi l’elenco delle scuole pericolose, così da evitargli perdite di tempo, e di presentare un esposto alla Corte dei Conti per capire quanto sia costata ai cittadini l’invio di una inutile lettera ai sindaci – afferma Carlo Rienzi – Al tempo stesso ricordiamo al Premier che il Codacons ha vinto una class action contro la P.A., con il Tar che ha ordinato al Ministero dell’istruzione di mettere in sicurezza le scuole a rischio. Ordine che, tuttavia, ancora oggi appare non ottemperato”. opi



   

 

 

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