Polizia postale a rischio, l’appello del Siulp: “No alla chiusura selvaggia”

Che cosa si fa se i reati informatici sono in aumento? Si diminuisce il numero degli agenti

postale

4 mar – L’ennesima ipotesi di revisione dei presidi di polizia a livello periferico, che sta preparando il ministero dell’Interno e che ha coinvolto anche la provincia di Forlì-Cesena, trova il forte disappunto del primo sindacato della polizia di stato, il Siulp. “E’ innegabile che con il blocco del turnover, si rende necessaria un’articolata razionalizzazione e una rivisitazione delle sempre piu’ esigue risorse umane a disposizione, ma si tratta di fare in modo che tali azioni, i pareri espressi e le decisioni che verranno assunte, possano contemplare anche gli interessi del personale e migliorare concretamente la sicurezza per i cittadini”, si legge in una nota.

“Partendo dal principio che nella provincia di Forlì-Cesena, i pochi uffici di polizia sono situati in modo strategico, ci pare irrazionale la volonta’, di fatto gia’ preordinata e definitiva, che prevede anche la chiusura della sezione di polizia postale e delle comunicazioni di Forli’, mantenendo di fatto solo quelle esistenti nei capoluoghi di Regione”. Entrando nel dettaglio, per il Siulp “e’ assurdo che nella societa’ attuale, dove internet e i social network fanno parte della quotidianita’ di tutti noi, si possa fare a meno degli investigatori del web che sono chiamati a tutelare, soprattutto i giovanissimi, dalle insidie della rete che possono nascondere anche condotte criminali da parte di individui senza scrupoli. Difatti, giornalmente, sono numerose le denunce di vario genere (reati informatici, truffe, clonazioni, pedopornografia online, minacce) che riceve la sezione della polizia postale e delle comunicazioni di Forli’ (quasi cinquecento in un anno); anzi, l’ufficio andrebbe rinforzato (al momento vi lavorano 9 poliziotti) in quanto vi e’ un solo ufficiale di polizia giudiziaria e questo genera un problema di ricezione di denunce in caso di sua legittima assenza”.

“Assolutamente positivi sono anche i risulati ottenuti; – sottolinea il Siulp – oltre agli arresti effettuati, sono ben oltre le cento le persone denunciate nell’ultimo anno, come del resto le indagini delegate dall’autorità giudiziaria, e numerosissime (oltre cinquecento) le richieste di collaborazione pervenute dalle altre forze di polizia. Particolare attenzione viene deposta alla prevenzione, con incontri ricorrenti agli studenti degli istituti d’istruzione”.

Ma le sorprese non sono ancora finite: tra pochi giorni il personale in questione si trasferira’ in uno stabile, appena ristrutturato, di proprieta’ del demanio sito in via Bertini. Tutti gli arredi, le spese, la cancelleria, le auto di servizio, vengono corrisposte dalle poste italiane. A questo punto il Siulp si chiede: “Quindi, dove sono tutti questi risparmi economici? E che fine faranno i colleghi con la loro professionalita’ acclarata negli anni, sara’ salvaguardata?. Una cosa e’ certa; un eventuale trasferimento di tali competenze in questura, dove potrebbe sorgere una sezione ad hoc in seno alla squadra mobile, appare praticamente impossibile in quanto tale immobile, ormai fatiscente, non ha piu’ alcun locale a disposizione per ospitare nuovi uffici. Si pensi solo che recentemente sono stati ricavati alcuni uffici dagli alloggi collettivi e tuttora alcuni colleghi, per mancanza di spazi, hanno il proprio armadio nei corridoi e non in idonei spogliatoi”.

“I rappresentanti dei poliziotti si appellano quindi al questore e al prefetto di Forlì-Cesena, che dovranno esporre il loro parere entro pochi giorni al dipartimento, per non avallare questa chiusura selvaggia di presidi senza alcun criterio, obiettivo e l’assenza di eventuali nuovi modelli di sicurezza che si intendono realizzare. Infine, questa organizzazione sindacale si appella anche agli amministratori locali e ai rappresentanti delle categorie, affinche’ facciano sentire la loro voce su questa annosa vicenda”.

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