Gentile si difende: “contro di me solo fango”

Gentile-Ncd

 

Catanzaro, 3 mar. – “La macchina del fango partita dalla mia regione ha contaminato anche i grandi giornali. Credo alla loro buonafede e per questo, ritengo doveroso fare chiarezza sulle ingiuste e infamanti accuse di cui sono vittima da 10 giorni. Sono trasparente e con me lo e’ la mia famiglia”.
Lo afferma in una nota il sottosegretario alle Infrastrutture, Antonio Gentile, intervenendo sulla vicenda delle pressioni che sarebbero state fatte nei confronti de “L’ora della Calabria” per non pubblicare la notizia di una indagine che riguarderebbe il figlio del senatore.

“Mio figlio, che e’ un brillante penalista – aggiunge il senatore del Nuovo centro destra – e’ stato messo alla gogna sulla base di un niente e io, addirittura, sono stato accusato di avere bloccato l’uscita di un quotidiano che non leggo e che e’ espressione della corruttela piu’ truce. Non ho mai chiesto a nessuno di bloccare notizie su presunte indagini che riguarderebbero mio figlio e di cui lo stesso non e’ a conoscenza”.

A dimostrazione delle sue tesi, Gentile aggiunge: “Querelando, ho sottolineato la mia totale estraneita’ alla vicenda della mancata uscita della velina su mio figlio che, peraltro, era gia’ stata ampiamente pubblicata lo stesso giorno dall’Ora di Calabria che poi oscuro’ (!) incredibilmente la pagina come io ho riportato nella querela medesima. Inoltre, la stessa notizia figurava su Il Corriere della Calabria (www.corrieredellacalabria.it) che e’ un settimanale cartaceo con edizione online, con evidenza massima. Occorre poi sottolineare che la notizia (calunniosa) del coinvolgimento di mio figlio a un’inchiesta e’ stata riportata su Gazzetta del Sud del 19 febbraio (con locandine annesse) che e’, come noto, il giornale storico della Calabria e quello piu’ letto e diffuso. Tale notizia compariva sia nella prima pagine che in quelle regionali”. Il senatore Gentile afferma ancora: “Il quotidiano L’ora di Calabria, prima Calabria Ora e poi testato da Paese Sera, e’ fallito due volte.
Il suo editore, Piero Citrigno, e’ un signore condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per usura, condanna che sta scontando ai domiciliari, e’ indagato per altri presunti gravissimi fatti di speculazione, per estorsione ed e’ oggetto di una confisca di 100 milioni di euro da parte della DDA che ha riguardato anche i beni di suo figlio Alfredo, attuale editore de L’Ora di Calabria.

Con questi personaggi – prosegue – non ho rapporti, come testimoniano le pagine intrise di veleno delle testate che lo pseudoeditore accompagna al fallimento e che chiunque puo’ consultare nelle biblioteche”.
Sono almeno cinque anni che sono oggetto delle sue intimidazioni, da quando trascinai il centrodestra alla vittoria di Scopelliti. Anche in questo caso ho prodotto querele che hanno determinato rinvii a giudizio per diffamazioni varie che i giornali, purtroppo, non riportano”.
“Questo ‘signore’, lo sappiano i direttori dei grandi quotidiani, la Fnsi, l’Ordine e l’Inpgi – rincara il sottosegretario – e’ stato rinviato a giudizio per violenza privata nei confronti del povero Alessandro Bozzo, un giornalista che si e’ tolto la vita dopo che lo stesso Citrigno lo aveva obbligato, secondo la Procura della Repubblica di Cosenza, a firmare un contratto capestro di 800 euro mensili, nonostante fosse redattore ordinario. I giornalisti che lavorano con Luciano Regolo percepiscono 5-600 euro mensili , i loro contributi non vengono pagati, il loro futuro e’ purtroppo opacizzato”. “Sono questi i miei detrattori. Gli stessi – dichiara Gentile – che rappresenterebbero la liberta’ di stampa addirittura per il Corriere, per Repubblica, per il Sole 24 ore, per il Giornale, per un quotidiano diretto dal figlio di un eroe, ucciso barbaramente da chi, sulle colonne di Repubblica, si erge ad intellettuale. agi



   

 

 

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