Crimea, ultimatum di Mosca: “Gli Ucraini si arrendano entro l’alba”

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3 mar – Kiev e Mosca ad un passo dal conflitto aperto. La Flotta del Mar Nero russa ha fissato per l’alba di domani un ultimatum alle forze militari ucraine di stanza in Crimea. Nell’ultimatum i russi indicano le cinque del mattino (ora locale, le quattro in Italia) come orario ultimo per la resa. La notizia è stata rilanciata dall’agenzia di stampa Interfax Ukraine che cita fonti ministeriali russe,

Un centinaio di attivisti filo russi ha fatto irruzione nel palazzo del governo dell’oblast orientale ucraino di Donetsk. Almeno uno degli undici piani dell’edificio, su cui da giorni sventola la bandiera russa, e’ occupato. In queste ore, avrebbe dovuto essere confermata la nomina, da parte del presidente Oleksandr Turchynov, del miliardario Serghyi Tatuta come nuovo governatore (cosi’ come a Dnipropetrovsk e’ stato nominato governatore un altro oligarca, Igor Kolomoysky).

Anche a Odessa, sulla costa meridionale ucraina, sono in corso manifestazioni pro Mosca e il palazzo del governo sarebbe stato occupato da oppositori filo russi.

Il premier del governo transitorio ucraino, Arseniy Yatsenyk assicura che non ci sono militari russi in territorio ucraino oltre la Crimea. E che ”la Russia non riuscira’ a prendere la Crimea, malgrado tutto quello che sta accadendo, riusciremo a risolvere questa crisi. Abbiamo solo bisogno di tempo”, ha dichiarato in una conferenza stampa a Kiev. ”La Russia non ha alcuna giustificazione per usare la forza contro gli ucraini e per inviare in Ucraina continenti militari”, ha aggiunto.

Mentre, secondo quanto denuncia il ministero della Difesa ucraino, caccia russi hanno violato lo spazio aereo ucraino in due diverse occasioni in corrispondenza del mar Nero la notte scorsa. Un Su-27 intercettore dell’aeronautica ucraina è stato fatto decollare per prevenire ”azioni provocatorie”.

Centinaia di persone, soprattutto di origine ucraina, hanno invece manifestato a New York contro il dispiegamento di truppe russe in Crimea. “No alla guerra in Ucraina”, “Russia togli le mani dall’Ucraina”, “Putin è diabolico”, “Grazie agli Stati Uniti per il loro appoggio”, si leggeva sui cartelli dei manifestanti, molti dei quali sventolavano bandiere ucraine mentre marciavano attraverso Manhattan.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha però parlato dell’intervento militare russo in Crimea come di un’azione volta a proteggere la minoranza russa e salvaguardare i diritti umani. Lavrov è a Ginevra per incontri con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e il diplomatico Lakhdar Brahimi.



   

 

 

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