Feltri senza freni: Questa è una latrina in cui Alfano recita ruolo di protagonista

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17 febbr – Le parole di Angelino Alfano che ha definito “inutili imbecilli” gli azzurri di Forza Italia hanno scatenato un terremoto politico nel centrodestra. Alfano è in cerca di riflettori e soprattutto di poltrone, vuole negoziare i posti di ministro con Renzi. E a sottolineare i nervi tesi di Alfano arriva anche Vittorio Feltri che con un editoriale su il Giornale impallina il leader di Ncd: “Alfano promette sfracelli nel caso in cui il governo si tinga troppo di rosso e punti ad approvare leggi tipicamente progressiste, tipo matrimonio fra gay e roba del genere.

Il Coniglione mannaro difende la propria botteguccia rubata al supermercato di Silvio Berlusconi, nei modi e nei tempi che tutti ricordiamo con disgusto. Egli è preoccupato. Ha perso la stampella sulla quale si era retto finora: Enrico Letta. È terrorizzato dalle elezioni europee, che affronta a mani nude e con scarse possibilità di piazzare suoi uomini, stanti le difficoltà del Ncd a superare lo sbarramento del 4 per cento, soglia minima per entrare nel Parlamento continentale. Inoltre, consapevole di non essere molto simpatico al probabile premier, lo attacca a titolo preventivo per fargli intendere che il prezzo della propria collaborazione non è basso: tante poltrone. La regola è la solita: do ut des, ti do se mi dai”.

“Coniglione” – Insomma, secondo Feltri Alfano è un “coniglione” impaurito che cerca di difendere le sue poltrone. Poi arriva la bordata: “Se c’è di mezzo la spartizione del potere, la politica patria mostra immancabilmente il suo volto peggiore. Questa è una latrina in cui Alfano recita egregiamente nel ruolo di protagonista. Lui, che ha abbandonato Forza Italia per andare in soccorso di Letta, ora trema al cospetto di Renzi e lo aggredisce per non esserne aggredito”.

“Pensa alle chiappe” – Infine Feltri spiega le prossime mosse di Angelino: “Che pena questa gente che conosce perfettamente quali siano i beni personali e ignora quale sia il bene comune. Alfano va compatito, comunque: non essendo stato capace di erigere alcunché per se stesso e il proprio gruppo, s’impegna a distruggere ciò che Matteo e Silvio stanno costruendo – un governo che, per quanto posticcio, sia preferibile al nulla che lui ha combinato – persuaso di saldare così i suoi glutei allo scranno prestigioso di ministro dell’Interno”. libero



   

 

 

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