Maro’: martedi’ nuova udienza. L’italia presenta l’arbitrato

maro

16 feb. – A due giorni dalla delicata udienza nella Corte Suprema indiana sul caso maro’, l’inviato speciale del governo, Staffan De Mistura, e’ tornato in India e ha gia’ fatto il primo passo per la richiesta del cosiddetto ‘arbitrato obbligatorio internazionale’: lo ha reso noto lo stesos De Mistura. L’Italia, ha spiegato l’inviato del governo, ha gia’ consegnato all’India una Nota Verbale che e’ il primo passo formale richiesto dalla prassi per richiedere un arbitrato internazionale che metterebbe fine alla diatriba giudiziaria. “L’arbitrato internazionale – ha spiegato – e’ un’opzione reale e forte, ma prossime mosse – ha tenuto a sottolineare – dovranno comunque essere decise dal futuro governo”. L’iniziativa rientra in quel processo di internalizzazione del caso maro’ deciso dal governo Letta e che, secondo De Mistura, sara’ perseguito anche dal prossimo. La Nota Verbale fatta recapitare dalla Farnesina al governo indiano e’ il primo tassello di un percorso che potrebbe portare le due parti (non necessariamente concordi) ad affidarsi a un ‘collegio di arbitri’, presieduto da un arbitro internazionale (arbitri che giudicherebbe pero’ non sul merito, ma sulla giurisdizione).
Paradossalmente, proprio il ricorso al Sua Act, la legge anti-terrorismo ventilata dal governo indiano, da’ all’Italia una carta vincente e torna a rendere percorribile questa strada. L’arbitrato internazionale sarebbe stata infatti l’ipotesi piu’ logica nei giorni tra il 17 e il 19 febbraio 2012 quando, due giorni dopo la morte dei pescatori indiani, i due maro’ erano ancora a bordo della Enrica Lexie e non avevano toccato terra. Nel momento in cui i due maro’ sono scesi in porto, l’Italia ha ‘de facto’ riconosciuto la giurisdizione indiana. Ora, dopo il ricorso da parte del governo indiano alla legge anti-terrorismo, l’arbitrato obbligatorio internazionale torna prepotentemente alla ribalta perche’ assimilare a terroristi due militari che partecipavano a una missione anti-pirateria internazionali equivarrebbe a mettere a rischio l’intero sistema delle missioni. L’Italia ha fatto il primo passo e l’India non si e’ espressa, ma potrebbe essere ‘obbligata’. “Si cominciano cosi’ a mettere tasselli -ha spiegato De Mistura- ma a volte in questi casi non c’e’ neppure bisogno di attendere una risposta dalla controparte”.

MARTEDI’ NUOVA UDIENZA CORTE SUPREMA, ECCO LE IPOTESI IN CAMPO

Il pressing dell’Italia ha dato negli ultimi giorni un primo importante risultato: il governo indiano ha escluso la richiesta della pena di morte nel giudizio ai due Fucilieri di Marina. Ma l’esito dell’udienza di martedi’ non e’ affatto scontato: nel micidiale ingranaggio giuridico e politico elettorale in cui sono incappati i due militari italiani, le sorprese sono sempre dietro l’angolo, e i rinvii anche. Le ipotesi sul tappeto sono piu’ d’una. L’eventualita’ peggiore per i due militari da mesi tenuti ‘a bagnomaria’ sarebbe l’ennesimo rinvio, magari a dopo le elezioni (previste in primavera e in cui il Partito del Congresso, che guida il governo attuale, rischia una sonora sconfitta). Il governo indiano potrebbe pensare che, eluso il rischio di pena di morte, la controparte italiana si ritenga in qualche modo soddisfatta; cosi’ non e’, perche’ l’esclusione della pena di morte per l’Italia e’ sempre stato il punto di partenza (tra l’altro, la garanzia che il governo indiano l’avrebbe esclusa e’ contenuta in una Nota Verbale alla Farnesina dello stesso ministro degli Esteri indiano, Salman Kurshid). In alternativa, il presidente della Corte, B.S. Chauhan, potrebbe dare ragione all’Attorney General, E.G. Vahanvati, che nella seduta di lunedi’ 10 febbraio ha confermato la richiesta dell’applicazione della legge per la repressione della pirateria (Sua Act), seppure in una versione ‘light’ (applicandola cioe’ con un limite massimo di pena di 10 anni). Ma per l’Italia l’applicazione del contesto terroristico e’ inammissibile. A sentire la stampa locale, il governo indiano, messo nell’angolo dalla sollevazione internazionale – Ue, Nato e Onu, contrari all’ipotesi che i due militari siano assimilati a terroristi – sarebbe adesso pronto a rinunciare anche al Sua Act, preferendo far ricorso al Codice Penale indiano. Se sia vero, si capira’ nell’udienza di martedi’ che pero’, a questo punto, potrebbe ancora una volta essere interlocutoria: qualora la pubblica accusa decidesse di formulare i capi d’imputazione sulla base del Codice Penale indiano, e’ probabile che il presidente della Corte Suprema chieda un ennesimo lasso di tempo per poter valutare. L’udienza potrebbe riservare anche altre sorprese: il giudice potrebbe decidere, in una sorta di mix creativo, di lasciare il caso alla Nia (National Investigation Agency) ma ‘declassare’ il capo di questa polizia investigativa a una sorta di poliziotto normale, in modo che non applichi il Sua Act (a cui la Nia e’ obbligata), pur lasciandogli in dote il bagaglio di tutta l’inchiesta fin qui condotta. C’e’ infine un’ultima ipotesi, quella che potrebbe essere la piu’ di buon senso ma che appare al momento la piu’ improbabile: che il giudice, di fronte al lambiccato dedalo in cui si e’ cacciata la macchina giudiziaria locale, getti la spugna e accetti la richiesta italiana di scarcerazione, il che consentirebbe ai due militari di tornare in Italia. Ma questa, considerate le elezioni alle porte, sembra la strada piu’ improbabile. Mentre l’India cerca di decidere, riaffiora con forza pero’ in queste settimane la strada dell’arbitrato internazionale. Paradossalmente, proprio il ricorso al Sua Act, la legge anti-terrorismo, da’ all’Italia una carta vincente perche’ torna a rendere percorribile questa strada. L’arbitrato internazionale sarebbe stata l’ipotesi piu’ logica nei giorni tra il 15 e il 19 febbraio 2012, quando i due maro’ erano ancora a bordo della Enrica Lexie: poiche’ i due maro’ sono scesi a terra, l’Italia ha ‘de facto’ riconosciuto la giurisdizione indiana. Ora, dopo il ricorso da parte del governo indiano allo sciagurata legge anti-terrorismo, l”arbitrato obbligatorio internazionale’ torna prepotentemente alla ribalta: le due parti (non necessariamente entrambe concordi) potrebbero essere chiamate ad affidarsi a un arbitro internazionale (che giudicherebbe pero’ non sul merito, ma sulla giurisdizione). L’Italia e’ pronta, l’India non si e’ espressa, ma potrebbe essere ‘obbligata’. E forse proprio all’arbitrato internazionale pensa il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, che nei giorni scorsi -preoccupato che la lunga, insoluta ‘querelle’ tra Italia e India “continui a creare tensioni tra due membri importanti dell’Onu”- ha invitato i due Paesi a trovare una soluzione “ragionevole” e “accettata da entrambi”.

LATORRE: ASPETTIAMO MARTEDI’ CON I PIEDI PER TERRA

“Queste 48 ore passeranno come sono passati questi due anni. La nostra fiducia e’ rivolta a risolvere questa situazione con la legge, esaminata in base a trattati internazionali: noi auspichiamo che la nostra innocenza venga evidenziata, aspettiamo con i piedi per terra”. Lo ha affermato Massimiliano Latorre, uno dei due fucilieri trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati. Martedi’ e’ in programma una delicata udienza della locale Corte Suprema sul caso. (AGI) .



   

 

 

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