Allarme in Toscana: invasione di cinghiali e ungulati, raccolti devastati

cingh12 febbr – Nelle campagne toscane pascolano più cinghiali che Chianine e maiali. Una vera e propria ‘invasione’ che distrugge i raccolti, danneggia l’ambiente e provoca incidenti e danni pesanti: almeno 10 milioni quelli accertati negli ultimi cinque anni. “Una piaga che sta lacerando l’agricoltura toscana”, rilancia l’allarme l’associazione agricola Cia Toscana, che ha fatto i conti: “Oggi il primo allevamento della Toscana non è quello della Chianina, che conta 20mila capi, o dei suini che ne hanno 199mila; ma è quello di cinghiali, caprioli e altri ungulati con oltre 400 mila capi”. A questi si aggiungono i predatori (lupi in testa) che attaccano gli allevamenti e uccidono migliaia di capi ogni anno.

La densità di cinghiali – sottolinea Cia – è ormai “a livelli spaventosi“: ogni 100 ettari ci sono in Toscana almeno 20 cinghiali, mentre il piano faunistico regionale ne prevede da 0,5 a 5 capi. Ai cinghiali si aggiunge un numero simile di caprioli, in costante aumento. La conseguenza è che per ogni agricoltore ci sono ormai cinque capi ungulati, un carico quasi raddoppiato in cinque anni.

A fronte di questa gravità della situazione, il presidente di Cia Toscana, Giordano Pascucci (che si appresta, dopodomani, a lasciare il testimone nell’assemblea regionale al viticoltore Luca Brunelli) lamenta “l’attuale stato di inerzia” e lancia un appello a Regione, forze politiche, associazioni ambientaliste per affrontare l’emergenza faunistica. Un’emergenza che rischia di vanificare gli sforzi che l’agricoltura toscana sta facendo per reggere alla crisi e tenere sul fronte dell’occupazione, anche se il problema resta il calo del reddito degli agricoltori (-25% negli ultimi dieci anni).

“I prezzi alla produzione continuano a essere insoddisfacenti – dice Vannelli – a eccezione del vino che conosce un timido segnale positivo sia delle quantità commercializzate che dei prezzi, grazie a una ripresa parziale dell’export”. E proprio sul fronte dell’export, oltre al vino gli altri due alfieri della Toscana restano l’olio e il vivaismo. sole24ore



   

 

 

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