In Italia il settore pesca distrutto dalle norme UE

pesca8 febbr – ”In questi giorni, si sta discutendo presso il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali un decreto che rendera’ impossibile continuare la pesca del pesce spada. Ormai da quasi due anni, stiamo denunciando l’impossibilita’ dei pescatori calabresi e meridionali di continuare un mestiere che affonda le radici nella storia del nostro paese”.

Lo sottolinea, in una nota, la Cgil precisando che ”cultura e tradizioni che si stanno sacrificando a tutelare la risorsa alieutica. Una condizione condivisibile se trattata in maniera tale, da garantire il rispetto dei diritti e delle tutele di tutti. Invece da anni, in applicazione di regolamenti comunitari e decreti nazionali, di costi eccessivi del carburante, di un costante incremento di importazione di prodotto, di divieti sempre piu’ costrittivi delle catture, ci troviamo ad affrontare una crisi economica e occupazionale che sta devastando non solo i pescatori calabresi ma l’intero settore in Italia”.

Secondo la Cgil ”sono piu’ di 2500 i pescatori calabresi che si occupano di pesca del pesce spada e molti altri, stanno subendo la stessa sorte pur esercitando altri tipi di pesca e altrettante sono le famiglie che trovano in questo mestiere l’unica fonte di reddito. Non e’ piu’ possibile considerare prioritario l’aspetto della tutela alieutica trascurando totalmente quello occupazionale e produttivo”. ”Lo stiamo dicendo ormai da troppo tempo – aggiunge il sindacato -, e’ necessario un confronto serio e rispettoso di tutto e di tutti, in un settore come quello della pesca che puo’ ancora offrire soluzioni utili sotto il profilo occupazionale. Per questo, chiediamo al presidente Letta, in qualita’ di ministro dell’ Agricoltura, l’apertura di un tavolo di confronto che partendo dai problemi della regione Calabria, affronti in maniera risolutiva i problemi dei pescatori italiani”. asca



   

 

 

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