Bonino: Allarme mutilazioni genitali, diamo altri 1,5 mln di euro a UNICEF

bonino6 feb. – “Il flagello delle mutilazioni genitali femminili tocca anche l’Occidente, il mio Paese, non solo l’Africa”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Emma Bonino, nel suo intervento a Gibuti durante la conferenza “Per una regione senza Mgf”, organizzata in occasione della Giornata internazionale ‘tolleranza zero’ contro le Mutilazioni genitali femminili. “Da diversi anni – ha aggiunto il ministro – l’Italia e’ tra i Paesi piu’ impegnati contro questa tragedia, ed e’ una priorita’ condivisa dal governo, dal Parlamento e dalla societa’ civile”.

La Bonino spieghi a che cosa serve dare 1,5 milioni di euro all’UNICEF per combattere le mutilazioni genitali, mentre i giudici italiani prendono queste decisioni: Bimbe infibulate: genitori assolti «perché il fatto non costituisce reato»

6 FEBBR – L’Italia, ha ricordato Bonino, ha adottato una legislazione molto severa e ha lavorato per mettere la questione al centro del dibattito europeo. La pratica delle mutilazioni genitali femminili e’ una violazione dei diritti umani, una violenza mai giustificata, con conseguenze drammatiche sul piano sanitario ed emotivo”.

Il capo della diplomazia italiana ha riconosciuto che “tanti passi avanti sono stati fatti, molti villaggi hanno annunciato di aver abbandonato la pratica”, ma, ha ammesso, “molto resta ancora da fare”. L’Italia, ha ribadito, “sostiene da lungo tempo le Nazioni Unite: la Cooperazione allo sviluppo finanzia circa 40 programmi nella lotta a questa pratica. Dal 2008 al 2013 ha contribuito ai programmi dell’Unfpa e dell’Unicef con 7,5 milioni di dollari”. “Credo che potremo presto confermare un impegno per quest’anno per altri 1,5 milioni di euro“, ha auspicato, ricordando anche la conferenza tenuta a Roma lo scorso ottobre.

“Ci resta – ha aggiunto – la sfida dell’applicazione della risoluzione Onu del dicembre 2012, che l’Italia e l’Europa hanno sostenuto”. A chiusura del suo intervento, Bonino ha osservato di ritrovarsi a Gibuti “dopo quasi 10 anni”. “Vedo visi familiari di tante combattenti per i diritti umani, che sono diventate amiche”, ha detto rivolgendosi alla ‘premiere dame’ di Gibuti e presidente dell’Unione nazionale delle donne gibutine, Kadra Mahamoud Haid. “Sono felici che molti uomini, che vedo oggi in sala, si siano uniti a noi, non era scontato”, ha concluso augurando agli uomini presenti il “benvenuto”. (AGI) .



   

 

 

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