ONU: “La Chiesa non discrimini i gay e non intralci l’aborto”. Santa Sede accusa “lobby omosex”

onu5 febbr – L’Onu ha esortato la Santa Sede a rivedere le sue posizioni sull’aborto, sulla contraccezione e sull’omosessualita’. Nel rapporto del Comitato sui diritti dell’infanzia invita la Chiesa a “rivedere le sue posizioni sull’aborto” nel momento in cui e’ a rischio la vita e la salute delle donne incinte modificando il canone 1398 in materia. In particolare, il rapporto cita il caso del 2009 in Brasile dove furono sanzionati madre e medico per aver salvato la vita a una bambina di nove anni rimasta incinta dopo essere stata violentata dal patrigno.

Critiche anche sulla posizione della Santa Sede sulla contraccezione ai fini di tutelare le adolescenti e prevenire l’Aids. Per quanto riguarda l’omosessualita’, invece, il Comitato Onu ha sottolineato che le passate posizioni prese riguardo all’omosessualita’ hanno “contribuito alla stigmatizzazione da parte della societa’ e alle violenze contro adolescenti lesbiche, gay, bisessuali e transgender e contro i bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso”.

Il Comitato ha quindi invitato la Chiesa a “fare pieno uso della sua autorita’ morale per condannare tutte le forme di molestie, discriminazione e violenza contro i bambini sulla base del loro orientamento sessuale o di quello dei loro genitori”. Immediata e dura la replica del Vaticano: “alla Santa Sede rincresce di vedere in alcuni punti delle Osservazioni un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignita’ della persona umana e dell’esercizio della liberta’ religiosa”. La replica diventa poi accusa nelle parole del capo della delegazione della Santa Sede al Comitato per i diritti del fanciullo all’Onu di Ginevra, monsignor Silvano Tomasi: “Probabilmente delle Organizzazioni non governative, che hanno interessi sull’omosessualita’, sul matrimonio gay e su altre questioni, hanno avuto le loro osservazioni da presentare e in qualche modo hanno rafforzato una linea ideologica”. La denuncia in un’intervista alla Radio Vaticana.

“La prima reazione – confida l’arcivescovo – e’ di sorpresa, perche’ l’aspetto negativo del documento che hanno prodotto e’ che sembra quasi che fosse gia’ stato preparato prima dell’incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione”. Secondo monsignor Tomasi, “di fatto il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni e’ stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall’autorita’ dello Stato della Citta’ del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze Episcopali”. “Quindi – spiega il nunzio apostolico – manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realta’ una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati”.

“Questa – conclude Tomasi – e’ semplicemente una questione di fatti, di evidenza, che non possono essere distorti!”. Il rapporto il Comitato per i diritti dell’infanzia non punta l’indice solo contro le discriminazioni, ma esprime “preoccupazione” per “la situazione degli adolescenti reclutati dalla Legione di Cristo e da altre istituzioni cattoliche separandoli dalle loro famiglie e isolandoli dal mondo esterno”.

Il documento cita a questo proposito il rapporto del novembre 2013 del presidente della Conferenza episcopale francese che ha riconosciuto “la manipolazione di coscienze individuali in alcune istituzioni cattoliche e congregazioni”. L’Onu raccomanda a questo proposito la ‘deistituzionalizzazione’ di questa prassi e la “riunificazione” dei ragazzi con le loro famiglie, qualora possibile. Inoltre viene raccomandato “come materia prioritaria” che non vengano posti in queste istituzioni bambini al di sotto dei tre anni di eta’. Nel rapporto l’Onu chiede alla Santa Sede anche di procedere a un’inchiesta interna nei casi in cui alcuni bambini vengano “allontanati dalle loro madri”, e di cooperare con le autorita’ nazionali” per identificare le responsabilita’. Tra le altre raccomandazioni del Comitato anche quella di assicurare “canali accessibili, confidenziali ed efficaci” ai bambini vittime o testimoni di abusi”, assistendo le famiglie e prevenendo qualsiasi altra forma successiva di violenza. AGI



   

 

 

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