L’UE protegge le banche speculative? Giu’ le mani dalla bisca finanziaria

UE: GIU’ LE MANI DALLA BISCA FINANZIARIA

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5 febbr – Nell’ottobre del 2012 – si ricorda sul n.6 dell’agenzia Eir – la commissione indipendente indetta dall’UE per esaminare la fattibilità di un regime di separazione bancaria, presieduta da Erkki Liikanen, presentò la sua proposta che consisteva in una blanda separazione delle attività, il cosiddetto “ringfencing”, ma non degli istituti bancari secondo il modello Glass-Steagall. Ma persino la proposta Liikanen è troppo per la Commissione UE.

Il 29 gennaio il Commissario UE Michel Barnier ha svelato la bozza di riforma, talmente annacquata che persino il settimanale Der Spiegel ha commentato che “l’UE protegge le banche speculative“. Infatti la proposta di Barnier vieta semplicemente il “proprietary trading”, e cioè in conto proprio, e abbandona il ringfencing. La regola si applica solo a 30 grandi banche e può essere facilmente scavalcata, essendo la definizione di proprietary trading molto elastica.

Alla vigilia dell’annuncio di Barnier, i ministri finanziari di Francia e Germania, al 46mo meeting del Consiglio Finanziario ed Economico congiunto, hanno avvisato che avrebbero accettato solo una riforma che “mantenga il modello tradizionale europeo di banca universale”. A parte il fatto – precisa l’Eir – che la banca universale non è affatto la tradizione europea, o perlomeno lo è quanto il regime di separazione, e che il direttorio franco-tedesco sembra voler decidere per tutti, la riforma annunciata da Barnier è stata correttamente definita “una farsa” da Michael Ikrath, segretario generale dell’Associazione delle Casse di Risparmio Austriache. Essa crea ulteriori fardelli finanziari e restrizioni sull’erogazione del credito per le casse di risparmio, mentre allo stesso tempo autorizza il trading ad alta frequenza e non ostacola le banche d’affari, ha detto.

Il piano di Barnier mostra che egli è completamente indifferente all’economia reale, per la quale le casse di risparmio sono cruciali, e perciò i piani della Commissione UE sono una minaccia all’economia nazionale. (OPI)



   

 

 

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