Rivalutazione quote Bankitalia, Visco: “Non è un regalo alle banche”

visco4 febbr – “Né lo Stato né i contribuenti sborsano alcunché per questa riforma”. E’ quanto puntualizza Via Nazionale con una nota esplicativa sulla rivalutazione delle quote del capitale, precisando ancora una volta che “il capitale della Banca resta inalterato”. Questo, perchè i 7,5 miliardi della rivalutazione “sono già nel bilancio della Banca d’Italia. Erano iscritti come fondi di riserva, ora entra nel capitale sociale e servono a delimitare i diritti dei partecipanti”.

“La riforma – spiega quindi la nota – crea le condizioni perché i partecipanti al capitale” della Banca d’Italia “non siano più in pochi, come oggi, ma tanti”. Tra i potenziali acquirenti ci saranno “banche e compagnie assicurative, ma anche fondi pensione e fondazioni”. Si tratta, si legge ancora nella nota, di una riforma che “crea un modello non dissimile” da quello della Federal Reserve americana o della Banca del Giappone. I dividendi per i partecipanti al capitale di Bankitalia, spiegano da Via Nazionale con una nota, “non potranno mai eccedere i 450 milioni”. “Quelli che saranno effettivamente pagati dipenderanno, ovviamente, ogni anno dalle condizioni di bilancio”.

La Banca d’Italia, precisa la nota, “era e resta un istituto di diritto pubblico, che svolge funzioni pubbliche su cui nessun soggetto privato mai ha potuto, ne mai potrà, esercitare influenza”. Con la riforma che ha condotto alla rivalutazione delle quote di Via Nazionale, dice Visco, “la si fa finita con l’idea che ci fosse una indipendenza della Banca d’Italia dallo Stato, ma non dalle banche”.

Se dalle nuove quote di Bankitalia il beneficio di patrimonio per le banche italiane è di circa 40 punti base, aggiunge il governatore di Bankitalia, “per le quindici oggetto di stress test il vantaggio si riduce a 30 punti base”. Un incremento che, sottolineano da Via Nazionale, “non è un artificio ma dipenderà dall’applicazione delle norme contabili internazionali”.

La riforma sulle quote di Bankitalia, varata con la legge del 29 gennaio, aggiunge il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, “non è un regalo alle banche” anche perché “le riserve non appartengono agli istituti”. Quanto al valore delle quote, fissato in 7,5 miliardi, Visco ricorda come per la “valutazione si sono ascoltati tre esperti di alto livello di discipline diverse” e che sono stati presi in considerazione diverse metodologie, come la moltiplicazione dei 156mila euro originari in base all’andamento dei prezzi o ipotizzando un investimento. “Rivalutandole anche solo in base al Pil queste quote varrebbero circa 4 miliardi” ha spiegato il governatore.

Per Visco “è improbabile che qualche banca non acquisti la quota eccedente” del capitale di Bankitalia che alcuni istituti dovranno cedere in base alla riforma dello scorso 29 gennaio. “Abbiamo visto che sono centinaia a essere potenzialmente interessati” fra banche e enti e fondazioni, aggiunge. Nonostante la rivalutazione delle quote, il flusso di risorse in arrivo allo Stato da Banca d’Italia ”rimarrà invariato anche in futuro”. Anzi, ha aggiunto, la riforma “amplierà l’utile di esercizio che alimenterà la retrocessione allo Stato”.



   

 

 

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