Disegno di legge per ripristinare le festività soppresse

festiv2 febbr . – Alla ricerca della festa perduta. Sarà l’effetto nostalgia per i buoni vecchi ‘ponti’ di una volta, o magari la pura sensibilità religiosa o il senso per gli affari (del turismo), fatto sta che a Palazzo Madama c’è il disegno di legge per ripristinare le festività soppresse. Tutte, perché al di là del ritorno dell’Epifania deciso nel 1985, fuori ne sono rimaste cinque: San Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, Santi Apostoli Pietro e Paolo (ma a Roma vale festivo), il giorno di lunedì seguente la Pentecoste.

Chi ha pensato di porre fine alla ‘discriminazione’ che mutila il calendario di un Paese a tradizione cattolica è stata la senatrice Paola De Pin, ex M5S ora del Gruppo azione partecipazione popolare che ha depositato un ddl per il ‘Ripristino delle festività soppresse agli effetti civili’. Insomma, in soldoni, non si andrebbe a scuola e nemmeno al lavoro e si potrebbe tranquillamente pianificare una vacanza, magari un long week-end.

Per molti, ormai, è archeologia, roba da ricordi di famiglia: eppure, prima del 1976 lo Stato riconosceva come giorni festivi agli effetti civili le festività religiose riconosciute tali dall’articolo 11 della legge 27 maggio 1929 che ratificò il Concordato stipulato dall’Italia con la Santa Sede in quello stesso anno. La disciplina delle feste è dettata in età repubblicana dalla legge 27 maggio 1949, a cavallo tra Dopoguerra e primi vagiti di rinascita economica. Le grandi vacanze erano di là da venire, però le basi giuridiche venivano poste.

In ogni caso, la legge del ’49 indica: oltre al primo giorno dell’anno (che nessuno ha mai messo in discussione), l’Epifania (6 gennaio), San Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione, il Corpus Domini, i Santi Pietro e Paolo (29 giugno), l’Assunzione della Beata Vergine (15 agosto), Ognissanti (1° novembre), l’Immacolata (8 dicembre), Natale (25 dicembre).
A queste si aggiungevano tre festività, ufficialmente non riconosciute dalla Chiesa agli effetti del precetto festivo, ma di lunga e consolidata tradizione popolare: il lunedì dopo Pasqua (o lunedì dell’Angelo), il lunedì dopo Pentecoste e il 26 dicembre (Santo Stefano).

Nel 1977 vennero espressamente soppresse, agli effetti civili e nella cadenza infrasettimanale diversa dalla domenica, l’Epifania, San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, i Santi Pietro e Paolo. Ciò avvenne per iniziativa dell’allora Presidente del Consiglio dei ministri, Giulio Andreotti, perché avevano una “negativa incidenza sulla produttività sia delle aziende che dei pubblici uffici”.
Successivamente, con l’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792, e in applicazione del nuovo concordato con la Santa Sede, venivano reintrodotte l’Epifania e, per la sola città di Roma, la festività dei Santi Pietro e Paolo, quali patroni dell’Urbe. Ma l’attuale regime delle festività religiose agli effetti civili, in un Paese di forte radicamento della religione cattolica, spiega De Pin nella relazione “presenta incongruenze con realtà di altri Paesi, aderenti o non aderenti all’Unione europea, in cui la presenza della religione cattolica è minore o addirittura minoritaria”.

Per esempio, l’Ascensione (29 maggio), scomparsa dal calendario delle festività civili in Italia, risulta invece civilmente riconosciuta in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Polonia, Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera. Il Corpus Domini (19 giugno) è festività agli effetti civili in Austria, in Svizzera, in Germania, in Polonia, in Croazia e in Portogallo. Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Norvegia, Svezia e Svizzera riconoscono agli effetti civili il ‘lunedì di Pentecoste’. E poi la vecchia festività di San Giuseppe si è conservata in Spagna, in Svizzera, in Baviera e in Tirolo.

Chi pensasse che la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo è una caratteristica romana deve ricredersi perché è giorno festivo in Svizzera, a Monaco, in Polonia e a Malta. In conclusione, il ddl De Pin intenderebbe adeguare la materia del riconoscimento delle festività ufficialmente riconosciute dalla Chiesa cattolica e di quelle di forte tradizione cattolica popolare alla attualità degli altri Paesi dell’Unione europea. De Pin si mostra convinta che la reintroduzione delle festività soppresse nel 1977 può ridare “significato alla tradizione popolare” senza determinare “scompensi significativi alla produttività delle aziende” e “trasferisce una quota maggiore di reddito prodotto ad altri comparti di mercato ad alto valore aggiunto”, quali il turismo e il tempo libero



   

 

 

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