Sel e Banche contro l’utilizzo del contante

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31 gen. – L’Italia e’ il fanalino di coda in Europa nell’utilizzo del denaro elettronico: il 91% dei pagamenti sono cash, contro il 60% dei francesi, il 69% degli inglesi, l’82% dei tedeschi e una media UE del 69%. Per il sistema e’ un costo esorbitante, pari a 10 miliardi di euro (stima Abi), circa 1/4 dei costi di gestione del contante di tutta Europa che ammontano a 50 miliardi di euro.

E’ la fotografia del ‘ePayment divide’ emersa dall’incontro “Obiettivo ePayment”, svoltosi oggi presso la Camera dei Deputati. L’incontro, voluto dal parlamentare Sergio Boccadutri (Sel), e’ stato organizzato da CashlessWay, la prima associazione in Italia e in Europa contro l’utilizzo del denaro contante, per raccogliere i punti di vista di aziende, istituzioni, organi di rappresentanza e operatori utili a proseguire l’iter normativo in modo completo e armonico. Boccadutri – primo firmatario della proposta di legge “Disposizioni concernenti la limitazione dell’uso del contante e la promozione dell’impiego di strumenti di pagamento elettronici” – ha spiegato come l”ePayment divide’ abbia conseguenze nefaste non solo sul sistema economico, ma anche sulle casse dell’erario: “Ogni anno l’evasione fiscale, la criminalita’ e la corruzione sottraggono alla collettivita’ 800 mld di euro, circa la meta’ del Pil nazionale, un vero e proprio furto non piu’ tollerabile”.

Numerosi gli interventi delle piu’ importanti aziende italiane coinvolte nello sviluppo dell’epayment. Gianfranco Torriero (ABI), che ha messo in rilievo come il ritardo italiano sia relativo non solo alle carte di pagamento, ma anche agli strumenti piu’ tradizionali, come il bonifico, per motivi socio-culturali, in particolar modo la diffidenza degli utenti nei confronti degli strumenti di pagamento piu’ moderni.
Il Vicedirettore dell’Agenzia delle Entrate, Marco Di Capua, ha illustrato i danni insiti nella circolazione del contante, che puo’ favorire il sommerso e quindi un’economia opaca e illegale. Per superare questo problema bisognerebbe sviluppare un sistema conveniente per l’utente e che ne sappia garantire efficacemente la privacy. Anche per Poste Italiane, un big player del settore grazie alle sue diffusissime pre-pagate, la battaglia da combattere e’ culturale, in quanto carte e pos sono gia’ diffusi come nella media europea.
Fondamentale sara’ nel prossimo futuro riuscire a non perdere terreno nel settore dei pagamenti via smartphone. Massimiliano Dona, segretario generale di Unione Nazionale Consumatori, condivide la necessita’ che vi siano cambiamenti nel settore dei pagamenti elettronici, ma non discapito dei consumatori, scaricando su di loro i costi dell’innovazione.
Telecom Italia ritiene che si debba intervenire rapidamente per agevolare la crescita economica legata all’e-commerce, mentre TrenItalia, una realta’ che incassa ogni anno piu’ di un miliardo di euro in cash, in attesa di interventi su scala nazionale, sta portando avanti una propria agenda digitale.
Vodafone ritiene che la strada maestra da seguire sia quella dei pagamenti via cellulare grazie soprattutto alle tecnologie Nfc. Per Enel Giovanni Vattani ha illustrato come l’azienda energetica abbia molto innovato il sistema degli incassi delle bollette introducendo Mybank e Paypal per i pagamenti.
Nell’intervento conclusivo un rappresentante dell’Antitrust ha esortato operatori economici e legislatore a proseguire sulla strada della collaborazione, testimoniata dal convegno. E se grandissima soddisfazione e’ stata espressa da Geronimo Emili, Presidente di CashlessWay, per la qualita’ dei contributi e il livello delle aziende partecipanti, Boccadutri ha annunicato la costituzione di un tavolo di lavoro tra aziende, associazioni e istituzioni capace di generare un testo legislativo moderno per limitare il piu’ possibile il ‘ePayment divide’ dell’Italia. (AGI) .



   

 

 

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