La Lega si spacca in Veneto

di Francesca Carrarini per l’intraprendente

lega26 genn – Cercasi militanti«E con questo io ho chiuso». La tessera del partito lanciata con rassegnazione sul tavolo, mentre intorno a lui i rappresentati più storici della Lega Nord scrutavano nelle tasche per imitarlo. È l’addio di Corrado Callegari a 17 anni di militanza nelle file di quel movimento che ha «tradito se stesso, le sue idee e i suoi ideali». Con lui i consiglieri regionali Giovanni Furlanetto e Santino Bozza, l’ex deputata Paola Goisis, Marino Lodoli e Roberto Lazzarin, rispettivamente consigliere provinciale e comunale a Venezia, consiglieri comunali di comuni padovani e rodigini. E militanti, tanti, che nella capitale della serenissima segnano la disfatta totale del partito a guida Salvini. Naufraga la Lega, ma per rinascere: Prima il Veneto.

Lanciato il 10 agosto scorso come associazione di riferimento per tutti i militati rinnovati «dall’italico Tosi», oggi si costituisce come movimento politico pronto a dare battaglia per l’indipendenza della regione, a loro avviso l’unica soluzione contro crisi economica, burocrazia, tasse, sperperi e ogni altra conseguenza della politica romana. «La Lega Nord, negli ultimi anni, ha dimostrato di non avere una dirigenza in grado di definire un progetto politico chiaro, e noi in questo esperimento 2.0 non ci riconosciamo più» dice il presidente Corrado Callegari. Diretto verso la formazione tosiana “Ricostruiamo il Paese”, ma anche nei confronti del segretario Matteo Salvini che, a poche settimane dalla nomina, sembra aver già dimenticato i problemi che angosciano le sedi venete: su tutti le «espulsioni».

Un taglio definitivo che non prevede marcia indietro, se non nell’obbiettivo: «padroni a casa nostra». Si parte dagli eletti a cariche amministrative che, nell’immediato, formalizzeranno la loro uscita dalle liste padane verso le nuove di Prima il Veneto (o, per esigenze dettate dai numeri, confluiranno nel gruppi misto). E alle prossime amministrative e regionali: «Possibili le alleanze di convenienza con le forze di centrodestra – dice il consigliere Giovanni Furlanetto – ma il nostro obbiettivo sono tutti i movimenti indipendentisti». Con la conseguenza di una completa rivisitazione degli equilibri di maggioranza, dapprima negli enti più territoriali, fino ad arrivare a palazzo Ferro Fini dove la Lega, persi già Sandro Sandri (dimessosi lo scorso anno) e Santino Bozza (espulso) si vede nuovamente esposta verso l’alleato Popolo delle Libertá-Nuovo Centro Destra.

Ma soprattutto, una palla scottante che ora rimbalza tra le gambe di Francesca Zaccariotto, presidente della provincia di Venezia, e il governatore Luca Zaia. La prima, inizialmente tosiana, alle scorse amministrative nel comune di San Doná di Piave ha dato forfait ai dettami leghisti presentando una personale lista in appoggio al candidato sindaco e staccando il Carroccio di diversi punti percentuale. Il secondo prossimo al rinnovo della giunta, fermo al centro di una diatriba interna che non si è risolta, o nemmeno placata come forse auspicava con la nomina di Salvini. E che divide anche la sua maggioranza che, stando alle parole di Furlanetto «già vota secondo coscienza e non su indicazione». Una palla come un ago della bilancia che pesa le facce di quella che una volta era un’unica moneta, oggi destinata a una scelta: o testa o croce.



   

 

 

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