Marò, Souad Sbai: si puo’ continuare a credere a processi giusti ed equi?

sbai23 genn – L’iniziativa di Giorgio Gentilin, sindaco di un comune nel vicentino, di non prendere parte ai festeggiamenti per la 65/a giornata nazionale della Repubblica indiana, in segno di solidarietà ai marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani in un’operazione anti pirateria, è stata tra le più apprezzate.
In questi giorni, infatti, diverse sono state le manifestazioni e i cortei che, sfidando anche la pioggia battente, hanno voluto portare il proprio sostegno alla causa per la liberazione dei militari del Battaglione San Marco.

E mentre l’Italia spara le ultime cartucce per ribaltare lo stallo sul caso dei due fucilieri, e De Mistura annuncia «una iniziativa forte e decisa, con valenza giuridica e politica, per uscire dall’impasse», si attende che la National Investigation Agency (Nia, la polizia anti terrorismo indiana) produca il documento dei capi d’accusa che potrebbero essere omicidio colposo o volontario.

La vicenda parte da lontano e nelle varie tappe che in questi 21 mesi l’hanno contrassegnata, sicuramente un peso decisivo lo ha avuto la decisione presa dall’Italia a marzo 2013 di riconsegnare i marò alle autorità di New Delhi. Un dietrofront che rimarrà a lungo una delle pagine più oscure e vergognose della nostra storia repubblicana.

Ad aumentare la complessità della situazione, le differenti linee adottate dagli Esteri e dal dicastero della Difesa, una diplomatica e l’altra più rigida. Nel mezzo una solenne confusione che portò alle dimissioni del titolare della Farnesina, proprio mentre riferiva alla Camera sul caso. La perplessità è che altrettanto non abbia fatto il ministro Di Paola rassegnando le sue, sicuramente più doverose. Inoltre, ad oggi, non è stata ancora aperta un’inchiesta per attribuire quelle responsabilità politiche di chi, basandosi su una rassicurazione scritta del governo indiano sulla “No pena di morte”, e in barba al Codice penale in materia di estradizione, acconsentì a consegnare Latorre e Girone all’India.

Oggi l’ex ministro degli esteri Terzi, ritenuto tra i principali responsabili del provvedimento, si difende dalle accuse sostenendo di «avere subito forti pressioni di gruppi economici» alludendo agli interessi commerciali in ballo tra i due Paesi.
L’india invece, oggi come allora, continua a fare discutere per la sequela di violenze sessuali, mutilazioni, assassini commessi ai danni di bambine. Eppure la comunità internazionale non insorge e non condanna ciò che accade. Alcune frange della nostra politica che da sempre si dichiarano a favore dei diritti umani, hanno criticato i marò perché chiedevano di essere processati in patria, così come prevede il diritto internazionale. Diritto che l’India non ha rispettato e che, nella totale assenza di giurisdizione internazionale, continua a non rispettare. Ma sugli stupri e sull’ondata di violenza contro le donne, tutti tacciono.
Fino a che punto, ci domandiamo, sia giusto continuare a credere a processi giusti ed equi in Paesi dove molti nostri connazionali sono detenuti, spesso senza giusta causa.

Souad sbai



   

 

 

Commenti chiusi

Le pubblicazioni sul Sito Imolaoggi.it non hanno alcun carattere di periodicita'              © 2017 Imola Oggi. All Rights Reserved. Accedi -