Trapianti, D’Avack (Cnb): la vendita di reni è sfruttamento dei deboli

reni21 GEN – Allo stato attuale ”non è eticamente accettabile” la proposta di un mercato per la vendita dei reni a fini di trapianto, perchè ”ciò implicherebbe, ancora una volta, lo sfruttamento delle categorie più deboli a vantaggio di quelle più forti”.

Questo il giudizio del vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), Lorenzo D’Avack, in merito alla proposta dell’economista premio Nobel Gary Becker di permettere un ‘mercato dei reni’ al fine di eliminare il problema delle liste di attesa. Il punto, osserva D’Avack, è che ”non sarà mai la persona ricca a decidere di vendere un rene, bensì a farlo sarà sempre la persona povera, spinta da necessità”. Dunque, se esistesse un mercato legale per la compravendita dei reni, in qualche modo si ”’legalizzerebbe’ lo sfruttamento dei più poveri a vantaggio dei più ricchi”.

Un mercato legale, d’altra parte, contribuirebbe a ridurre le liste di attesa per i trapianti, ma ”la società – rileva il bioeticista – deve purtroppo pagare un prezzo se vuole rimanere nel rispetto di alcuni principi etici; se così non fosse, di fronte alla prospettiva di poter migliorare una situazione, qualunque cosa potrebbe essere ammessa”. Al contrario, sottolinea, ”viviamo in una società in cui, la quasi totalità dei paesi ritiene che il corpo sia fuori dalle pratiche di commercio; questo e’ il principio di base fatto proprio da tutti gli Stati, tranne l’Iran, che consente la commercializzazione di parti del corpo ma solo all’interno del proprio paese, e Singapore che invece consente la commercializzazione di organi anche verso cittadini stranieri”.

E’ comunque lo Stato, in questi due casi, che ”stabilisce il prezzo, senza lasciare la vendita di organi al libero scambio”.

Accettare un approccio di questo tipo, afferma D’Avack, significherebbe dunque ”entrare in un ordine di idee completamente diverso rispetto a quello che fino ad oggi abbiamo condiviso, ovvero che il corpo e’ fuori dal commercio e non e’ disponibile perche’ non e’ una ‘cosa’, ma un ‘substrato indissolubile della persona”’. D’altro canto, conclude l’esperto, ”correnti di pensieri che propongono di sanare la questione della carenza di organi attraverso il mercato non sono nuove, e c’e’ un filone anglo-americano che da tempo sostiene tale opportunità”. (ANSA).



   

 

 

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