Le armi chimiche siriane arrivano in Italia, nel porto di Gioia Tauro

navi16 genn –  – Le due navi cargo Taiko e Ark Futura sono partite alcuni giorni fa dal porto siriano di Latakia: contengono le armi chimiche di Assad, accolte in 1500 container, e in base agli accordi stipulati sotto l’egida dell’Opac (l’agenzia internazionale per il divieto delle armi chimiche), passeranno per il trasbordo in Italia al porto commerciale di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria.

La conferma ufficiale della scelta del porto calabrese verrà data oggi dal ministro degli Esteri Emma Bonino, in occasione dell’audizione al Parlamento del rappresentante dell’Opac Ahmet Üzümcü, che supervisiona l’intera operazione in collaborazione con l’Onu.

Perché proprio Gioia Tauro? Forse perché quello reggino è ritenuto dalle autorità un porto “al riparo” dalle possibili contestazioni pacifiste (diversamente da quanto sarebbe potuto accadere in zone più “calde” come Cagliari, Livorno e Taranto). E se qualcuno teme incidenti nelle operazioni di trasbordo delle armi chimiche, non è ancora chiaro quali saranno le misure di sicurezza per l’ambiente e i cittadini adottate dalle autorità italiane.

A dicembre, come diversi altri paesi, l’Italia aveva offerto un suo porto per il trasbordo delle armi chimiche siriane. Intervistata da RaiNews24 il 18 dicembre, il ministro degli esteri Bonino aveva detto: “Mi auguro che non si faranno polemiche per degli impegni internazionali che il Paese si deve assumere, e che le forze politiche si comportino con il necessario decoro”. Sempre il 18, l’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche (Opac) aveva pubblicato le linee guida del programma per il trasporto fuori dalla Siria degli arsenali chimici da distruggere. L’Opac stabiliva che il trasporto verso il porto di Latakia sarà effettuato su mezzi blindati russi, sotto la sorveglianza di telecamere cinesi.

PROCESSO DI DISTRUZIONE DELLE ARMI – Gli agenti chimici più pericolosi (definiti di “categoria 1”) verranno poi trasferiti in migliaia di speciali contenitori e imbarcati sulla nave statunitense Cape Ray, che procederà alla distruzione mediante il processo chimico dell’idrolisi, una volta giunta in acque internazionali. A inizio gennaio, Sigrid Kaag, coordinatrice della missione dell’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche in Siria, si è detta moderatamente ottimista sul rispetto della scadenza del 30 giugno come data ultima per la distruzione di tutti gli arsenali chimici siriani.

In precedenza la stessa Opac aveva chiesto alla Siria di intensificare gli sforzi per la distruzione dei suoi arsenali, dopo che Damasco aveva annunciato un ritardo nel trasferimento fuori dal Paese di alcuni agenti chimici; Kaag ha spiegato che “non esiste alcun motivo di pensare che vi saranno dei ritardi” rispetto alla data del 30 giugno, pur ricordando come la Siria rimanga “un Paese in guerra dove la situazione della sicurezza può cambiare da un giorno all’altro”.

A complicare la logistica del piano dell’Onu per la distruzione delle armi chimiche sono le condizioni di sicurezza sul terreno, soprattutto per quel che riguarda i siti vicini alle zone di combattimento: il trasferimento completo degli agenti chimici avrebbe dovuto essere ultimato il 31 dicembre, ma non è stata resa nota alcuna altra scadenza per la fine di questa prima fase delle operazioni.

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