Processo Forteto: “Fiesoli abusava di noi e diceva che dovevamo diventare omosessuali”

fiesoli

12 gennaio 2014 – Si sarebbe fatto chiamare “il Profeta”, abusando dei ragazzini difficili che avrebbe dovuto guidare e proteggere dal mondo. Testimonianza choc al processo sui presunti abusi su minori alla comunità del Forteto, nel comune di Vicchio, in Mugello, in provincia di Firenze. Abusi che sarebbero stati commessi da Rodolfo Fiesoli, a capo della comunità stessa. Sono 112 i teste che hanno parlato e parleranno nelle udienze. Deposizioni crude, sconvolgenti.

Maltrattamenti al Forteto, tra i testi Rosy Bindi e Massimo D’Alema

‘Si faceva chiamare il Profeta, spesso la sera ci leggeva il Vangelo, sempre gli stessi brani, ma non ci ha mai consentito di andare a messa e diceva che la Madonna era una prostituta” mentre la vera ”ossessione di Rodolfo Fiesoli è che si doveva diventare tutti omosessuali, i maschi erano ‘finocchi’, le ragazze lesbiche, perché noi eravamo i puri di Dio e fuori dalla comunità c’era un mondo di m…. Teneva separati maschi e femmine”.

“AVEVA RAPPORTI SESSUALI CON I RAGAZZI” – Queste le testimonianze, che, fra le lacrime, sono state rese da Sergio Pietracito, che scappò dalla comunità nel 1990. ”Fiesoli – ha raccontato il teste rispondendo alle domande dei pm Ornella Galeotti e Giuliano Giambartolomei – aveva rapporti sessuali con ragazzi. Anche io fui, in un periodo, tra i quattro prediletti che dormivano in camera con lui. Ci diceva ‘Voi siete i puri, porterete il Verbo’ tra gli uomini. Non parlavamo di questo fra noi, perche’ il Profeta ci diceva che erano segreti da tener per noi e che gli altri all’esterno della comunita’ non potevano capire”.

NOTTI INTERE PER FAR AMMETTERE ALLE RAGAZZE DI ESSERE LESBICHE” – Il testimone ha tracciato la vita della comunita’, divisa tra il lavoro nei campi, e le riunioni serali dopo cena a cui tutti dovevano partecipare obbligatoriamente. ”Fiesoli interrogava i membri di comunita’. Alle donne in particolare poteva chiedere cosa pensassero, cioe’ se avessero avuto fantasie sessuali nella giornata. Dovevano ammetterlo, in particolare di essere lesbiche. Se una non lo ammetteva si stava fino alle 2 di notte, per ore, finche’ non lo avesse detto. O se invece diceva che aveva pensato ad uno di noi maschi, l’apostrofava di essere ‘troia’ o ‘puttana’ e le altre donne la denigravano e maltrattavano per giorni. Eravamo ragazzi di 18, 19 anni”.

“MOLTE PERSONE IMPORTANTI VENIVANO A TROVARE FIESOLI” – E ancora: ”Fiesoli rigirava i significati: diceva con disprezzo ‘finocchi’ e ‘lesbiche’ a coloro che non accettavano di diventare omosessuali ed erano attratti dall’altro sesso, cosa per cui li considerava dei deboli”. ”Non so da dove nascesse l’ossessione di Fiesoli che si doveva diventare omosessuali, a volte mi sembrava da qualcosa accaduto nella giornata, forse da incontri”, ha proseguito il testimone. ”Venivano a trovarlo notabili, non solo da Firenze. Erano medici, avvocati, magistrati, docenti, politici, lui parlava con loro e poi si vantava di essergli superiore. E’ capitato che quando se ne andavano abbia orinato sulle loro auto davanti a tutti e lo lasciavano fare”.

“MI FECE INTERROMPERE LA RELAZIONE CON UNA RAGAZZA” – A causa di Fiesoli, che tra i membri della comunita’ predicava ”l’omosessualita’ come metodo di purificazione”, ”fu interrotta brutalmente una relazione che avevo con una ragazza che mi piaceva”, dice ancora Sergio Pietracito. Poi, ha proseguito il teste, una volta ”quando mi intrattenni, perche’ mi piaceva, con l’assistente di una professoressa universitaria di Firenze amica di Fiesoli, Fiesoli alla stessa professoressa disse: ‘Brutta puttana, non portare queste puttane’ e la fece allontanare”.

“PISTOLA PUNTATA ALLA NUCA DI FIESOLI” – Tra gli episodi riferiti dal teste anche l’esasperazione del marito di questa docente universitaria, che si era appassionata ai metodi del Forteto per recuperare i giovani: ”Quando Fiesoli impose anche a loro, coppia sposata, di dormire separati, il marito prese una pistola scarica e la punto’ alla nuca di Fiesoli: ‘La prossima volta ti ammazzo’, gli disse. Tutta la comunita’ si ribello e caccio’ il marito della professoressa: ‘Te non puoi stare qui”’.

LE “CONFESSIONI PUBBLICHE” – Tra i metodi di Fiesoli per controllare i discepoli della sua comunità c’erano i ‘chiarimenti’, cioè confessioni pubbliche di pensieri personali. Una volta una ragazza del Forteto rivelò di essere innamorata del testimone: ”Allora Fiesoli la fece camminare su un tavolo e le fece dire davanti a tutti: ‘Io sono una troia, io sono una puttana, io sono una lesbica”’, ha raccontato il testimone.

I CASI DI SUICIDIO – Continuando nella sua deposizione Pietracito parla anche di casi di suicidio tra gli ospiti della comunità. Tra questi, ”il figlio di un magistrato, con problemi psichici, che veniva bastonato con legno di querciolo in testa e che ho visto mangiare cibo per animali datogli dalle donne del Forteto.
Morì suicida, mentre un altro giovane in difficoltà _prosegue il racconto_ che subiva angherie, si buttò dalla finestra: “Non morì, ma ebbe traumi dal collo in giù”.

Arrivarono al Forteto come ospiti anche due fratelli e due sorelle, ”tutti abusati dal padre: tre di loro si suicidarono, una sorella divento’ pazza” dopo esser stati al Forteto”. Il teste, che nel 1990 scappò dal Forteto e si rifece una vita, avendo anche due figli, ha detto di aver taciuto per molti anni e di sentirsi in colpa anche per questo, ”perché si vergognava” e anche perché gli rimase a lungo il peso dell’accusa di Fiesoli contro di lui ”di voler seguire la vita materiale”.

la nazione



   

 

 

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