Gli squilli della rivolta dei Fratelli Musulmani

morsi

di Valentina Colombo

9 genn – “E preparate contro di loro forze e cavalli quanto potete, per terrorizzare il nemico di Dio e vostro, e altri ancora, che voi non conoscete ma Dio conosce, e qualsiasi cosa avrete speso sulla via di Dio vi sarà ripagata e non vi sarà fatto torto” (Corano VIII, 60), così recita il versetto coranico il cui incipit “E preparate” campeggia sotto un Corano e due spade incrociate sul logo dei Fratelli musulmani. Per meglio comprendere l’ideologia della Fratellanza è sufficiente leggere il motto dei Fratelli Musulmani coniato da Sayyid Qutb: “Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è la nostra guida. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire sulla via di Allah è la nostra suprema speranza”. Ne consegue che l’unico punto di riferimento del movimento è il Corano e chiunque si allontani dai precetti coranici o da una presunta ortoprassi islamica è da considerarsi apostata, nemico dell’islam, miscredente e per questa ragione da combattere sulla via di Dio.

Di fatto è questa la situazione che si è creata da quando il 3 luglio 2013 l’allora presidente Mohammed Morsi è stato spodestato dall’esercito che ha risposto al volere di oltre venticinque milioni di egiziani che avevano sottoscritto la petizione del movimento Tamarrod contro il “regime” democraticamente eletto dei Fratelli Musulmani. Morsi è stato arrestato e accusato di “incitamento alla violenza”. Sono seguiti gli arresti di numerosi membri della dirigenza dei Fratelli Musulmani, mentre i loro predicatori e attivisti hanno iniziato a incitare alla resistenza e alla ribellione nei confronti di quello che hanno definito un golpe militare.

Da quando lo scorso 25 dicembre il governo ha ufficialmente dichiarato i Fratelli Musulmani una “organizzazione terroristica” si è assistito non solo a un aumento delle manifestazioni tutt’altro che pacifiche contro chiunque sostenga il governo, ma è iniziata tutta un’operazione fatta di “messaggi ufficiali” che incitano alla violenza e mostrano finalmente il vero viso del movimento fondato da Hasan al-Banna. Messaggi la cui gravità è stata ed è tale da indurre persino il Qatar, lo Stato che più ha sostenuto ideologicamente ed economicamente la Fratellanza, a vietare a Yusuf Qaradawi, lo shaykh che nel 2011 dopo la cacciata di Mubarak ha celebrato la funzione in piazza Tahrir al Cairo aprendo la strada alla conquista del potere degli islamisti, di dirigere la preghiera nella moschea Omar ibn al-Khattab a Doha.

Con questa decisione l’attuale shaykh Tamim ibn Hamd Al Thani ha infranto una tradizione pluriennale che ha visto Qaradawi, egiziano di origine, ma qatariota di nazionalità, predicare dal pulpito della principale moschea della capitale. Il motivo risiede nei contenuti della predica da lui pronunciata il 27 dicembre scorso, ovvero a due giorni dalla suddetta decisione del governo egiziano. Il sito arabo di informazione Elaph riporta i contenuti del discorso di Qaradawi: «I soldati del golpe sono assassini e terroristi e Allah il Signore vendicativo imputerà loro i loro crimini e la loro tirannide sul popolo. La Sua vendetta è imminente. […] ora costoro arrivano a dire che i Fratelli [musulmani] sono un’organizzazione terroristica?! Chi è il terrorista? Voi dell’esercito siete assassini terroristi. L’esercito non governa i civili solo in periodi di tirannide. L’esercito da quando ha spodestato il re Faruq [nel 1952] ha corrotto la vita politica, economica, sociale e religiosa dell’Egitto. […] Beblawi [primo Ministro del golpe] credevamo fosse un uomo dell’economia, mentre si è rivelato un uomo ripugnante, sempre più ripugnante. […] L’Egitto intero è con la Fratellanza. Tutti ricordano che Muhammad Badie, la Guida Suprema dei Fratelli musulmani, ha dichiarato pubblicamente che ‘la nostra battaglia è pacifica e continuerà a essere pacifica. Il suo pacifismo è più forte dei proiettili.’ […] Morsi era sincero e la sua sincerità e il suo attaccamento all’islam hanno mandato su tutte le furie i sionisti e i nemici dell’islam». Infine Qaradawi ha esclamato: «Oh Sisi, oh Beblawi, oh Mansur , Allah vi chiederà conto perché avete ucciso questo popolo, temete Allah, temete Allah, temete Allah!».

Il 26 dicembre anche il sito dei Fratelli Musulmani in arabo ha pubblicato un comunicato dai contenuti simili: «Questo governo sovversivo illegale ha compiuto i più atroci atti di violenza e di terrorismo nelle stragi e negli incendi nei quali sono morte migliaia di persone e ancor più sono rimaste ferite, durante le quali sono state arrestate migliaia di persone della Fratellanza che credono nella pace, nella fede, nell’umanità, nella patria e nella politica […] il governo sovversivo illegale ha dato fuoco e distrutto abitazioni, moschee, ospedali e ha congelato i beni delle associazioni benefiche per affamare i poveri e distruggere gli orfani e fare morire i bambini […]».

Il comune denominatore nei comunicati appena riportati e in altri simili vede ribaltare l’attribuzione del terrorismo al governo, vede i Fratelli musulmani vittime innocenti di persecuzione. Purtroppo la realtà dei fatti è diversa. Un editoriale di Emad al-Din Husayn pubblicato il 27 dicembre dal quotidiano al-Shorouq esordisce come segue: «I Fratelli Musulmani e i loro seguaci si arrabbiano quando alcuni li accusano di terrorismo ed esclamano: ‘Dove sono le prove?’ Alcuni di loro si affrettano a dire: ‘Abbiamo pubblicato un comunicato di forte condanna dell’attentato al posto di polizia a Daqhiliya così come abbiamo condannato simili attentati contro lo Stato’». Husayn ricorda altresì quanto sia potente e pericolosa la “macchina mediatica” della Fratellanza che ribadisce senza tregua il fatto che non vi siano prove a condannarli. Una macchina mediatica perversa che fa sì che una bugia ripetuta diventi una verità. L’editorialista sottolinea, rispondendo alla Fratellanza, che ormai in Egitto tutti sanno bene che «tutte le loro fatwe invitano alla cosiddetta frantumazione del golpe», che «tutte le loro manifestazioni sfociano irrimediabilmente nella distruzione di strade, mezzi di trasporto, scontri con i cittadini e che tutte le loro pagine e siti elettronici non smettono di predicare odio e aizzare lo scontro». Numerosi video, molte fotografie e testimonianze confermano le parole di Husayn.

Non solo, il 31 dicembre la televisione satellitare Al Arabiya ha mandato in onda un’intervista al politologo ed ex leader dei Fratelli musulmani Tharwat al-Kharbawi che ha confermato che le sigle terroristiche Ansar Bayt al-Maqaddas (Ausiliari della Santa Casa) e Kata’ib al-Furqan (le falangi del Discrimine) non sono che ramificazioni della Fratellanza. Il legame dei Fratelli musulmani con organizzazioni terroristiche non è una novità, basti pensare a Hamas. Il 7 gennaio 2014 sempre Al Arabiya ha pubblicato le dichiarazioni di un ex affiliato ad Al Qaeda secondo le quali Khairat Shater, esponente di punta dei Fratelli Musulmani, stava progettando l’istituzione di una “Guardia rivoluzionaria” sul modello iraniano.

Infine, basterebbe rileggere i saggi dell’intellettuale egiziano Farag Foda, assassinato nel 1992 da estremisti islamici, in cui già negli anni Ottanta aveva smascherato tutte le tecniche della Fratellanza, da quelle finanziarie a quelle ideologiche e paramilitari. Non è un caso che uno dei suoi testi dedicati a loro s’intitolasse proprio “Il terrorismo”. Ma soprattutto colpisce il finale de “L’ammonitore”: “Anche se verranno date a fuoco tutte le chiese, anche se verranno distrutte tutte le sale cinematografiche, anche se verranno distrutti tutti i teatri, anche se verranno spezzati tutti gli strumenti musicali, ebbene il giorno in cui ci libereremo di loro si avvicina più velocemente di quanto non immaginino, il giorno in cui la maggioranza silenziosa si rivolterà contro di loro con una violenza che non possono nemmeno intuire.” Sono trascorsi venticinque anni da quando Farag Foda ha scritto queste parole e forse la sua profezia si sta per avverare e l’Egitto ha la possibilità di essere restituito agli egiziani.

Valentina Colombo la nuova bussola quotidiana



   

 

 

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