Sapir: minaccia tedesca sull’Europa, piano identico al progetto del reich millenario di Hitler

PARIGI – Il grande economista francese Jacques Sapir attacca frontamente Angela Merkel e la Germania svelando ai francesi la minaccia della dominazione tedesca su tutta Europa. Un piano identico al progetto del reich millenario di Adolf Hitler. Ecco l’articolo di Sapir.

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“È caratteristico, anzi a dire il vero sintomatico, che la signora Merkel, cancelliera ora alla testa di un governo cosiddetto di “grande coalizione” in Germania, lo scorso 19 dicembre abbia potuto dichiarare, senza provocare particolare scandalo nella stampa che si occupa di euro, che “Presto o tardi, senza la coesione necessaria, la moneta esploderà [1]”. Di primo acchito, questa dichiarazione è assolutamente corretta. Senza “coesione”, sarebbe a dire senza un sistema di trasferimenti fiscali di notevole peso, l’euro è impraticabile. Lo sappiamo, e il calcolo di quanto si dovrebbe spendere per il funzionamento di un sistema federale è già stato fatto da diversi autori. Per parte mia ho stimato che la Germania dovrebbe fornire una cifra tra l’8 e il 10% del suo PIL [2]. È perfettamente chiaro che la Germania non lo può fare senza distruggere il suo “modello” economico e, da questo punto di vista, pretendere che la Germania dimostri una “solidarietà” verso i paesi dell’Europa del sud per un ammontare tra i 220 e i 232 miliardi di euro all’anno (a prezzi del 2010) equivale a domandarle di suicidarsi [3].

Ma la cosa veramente interessante è il seguito di questa dichiarazione. La signora Merkel, perfettamente consapevole che i paesi dell’Eurozona sono riluttanti ad ulteriori cessioni della sovranità, propone dunque dei “contratti” tra questi ultimi e la Germania. A conti fatti ciò porterà a costruire, al fianco delle esistenti istituzioni europee, un altro sistema istituzionale i cui contratti avranno valore legale per i tedeschi, e i vari paesi saranno legati alla Germania in modo vincolante. Capiamo bene l’interesse dietro una tale formula. La signora Merkel non si culla in alcuna illusione su un presunto “popolo europeo”. Sa benissimo ciò che pensa la Corte Costituzionale Tedesca a Karlsruhe, che a tal proposito è stata molto chiara nella sua sentenza del 30 giugno 2009 [4]. È fondamentale capire che, per la corte di Karlsruhe, l’UE resta un’organizzazione internazionale entro gli scopi per cui è stata creata, per cui gli Stati rimangono i padroni dei trattati [5]. Da questo punto di vista è chiaro che la Germania non condivide affatto, e continuerà a non condividere nel prossimo futuro, le fumose visioni di un “federalismo” europeo. Per i leader tedeschi, mancando un “popolo” europeo – il che è ovvio data l’idea germanica di cosa sia un “popolo” – non può esistere uno Stato sovranazionale. Per contro, l’Unione Europea e l’Eurozona possono esercitare un potere derivato. Ma da questo punto di vista la Germania stessa lo può fare altrettanto bene. Ed è questo il senso dei “contratti” proposti dalla signora Merkel ai suoi partner. In cambio di una garanzia di sovranità – poiché voi avrete “liberamente” accettato i “contratti” – v’impegnate a rispettare certe regole vincolanti entro una struttura di contratti che vi lega alla Germania.

La questione dell’unione bancaria, appena annunciata con gran squilli di tromba, conferma tale approccio. Nell’autunno del 2012 i paesi del sud dell’Eurozona, insieme alla Francia, avevano ottenuto che il principio della “unione bancaria” dovesse essere allo stesso tempo quello di un meccanismo di sorveglianza e regolazione delle banche dell’Eurozona, ma anche quello di un meccanismo che garantisse la gestione concertata delle crisi bancarie. L’inchiostro ha fatto appena in tempo a seccarsi sul contratto che la Germania ha fatto di tutto per svuotarlo di ogni sostanza. E, non c’è bisogno di dirlo, ha raggiunto il suo scopo. L’accordo, che è stato firmato nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 2013, e che è stato salutato da alcuni come “un passo decisivo per l’Euro” [6], non ha stabilito essenzialmente nulla [7]. Il meccanismo di supervisione riguarda solamente 128 delle 6000 banche che si contano nell’Eurozona. Quanto al fondo per la risoluzione delle crisi, non raggiungerà la somma di 60 miliardi, somma già ridicolmente piccola, che nel… 2026!

Cosa possiamo concludere da tutto ciò?

In primo luogo, è del tutto vano continuare a riporre una qualsiasi speranza in una Europa “realmente” federale, ed è profondamente fuorviante ostinarsi a presentare questa possibilità come un’alternativa al funzionamento attuale dell’UE. Si tratta solo di discorsi profondamente menzogneri, che non possono fare altro che contribuire a spingerci ancora più a fondo in questo disastro. Non ci sarà nessuna Europa federale perché in realtà nessuno la vuole davvero e nessuno è disposto a farla. Quindi contrapporre una “prospettiva federale” – che è puramente ipotetica, e per dirla tutta è meno probabile dello sbarco dei marziani – alla situazione attuale non ha più alcun senso, se non quello di ingannare la gente e fargli prendere lucciole per lanterne! Il sogno federalista si è rivelato un incubo. Conviene svegliarsi.

In secondo luogo, la Germania è perfettamente consapevole che una prospettiva federale è indispensabile per la sopravvivenza dell’euro, ma essa stessa non vuole – e la possiamo perfettamente capire – pagarne il costo. Quindi tutto ciò che propone ai suoi partner sono dei “contratti” che li portano a sostenere la totalità dei costi d’aggiustamento necessari per la sopravvivenza dell’euro, mentre essa sola trarrà profitti dalla moneta unica. Ma tali “contratti” non faranno altro che spingere l’Europa del sud e la Francia verso una recessione storica dalla quale questi paesi usciranno socialmente e industrialmente triturati. Accettare questi contratti significherebbe una morte rapida per la Francia e per i paesi dell’Europa del sud. Laurent Faibis e Olivier Passet hanno appena pubblicato su Les Échos un articolo che tutti farebbero bene a leggere con attenzione [8]. L’articolo spiega perché dall’euro non può beneficiare che un solo paese, che si è stabilito alla cima della catena industriale, e perché invece di mettere l’euro al servizio dell’economia si sta sacrificando l’economia per l’euro. Questa situazione diventerebbe cronica se per disgrazia dovessimo avere un governo che accetta di passare sotto le forche caudine dei “contratti” della signora Merkel.

Terza cosa, dobbiamo capire il “non detto”, ciò che è implicito nelle dichiarazioni della signora Merkel. Dal momento che un’Europa federale non è possibile, e non è nemmeno concepibile dal punto di vista tedesco, se non nel senso di un “allineamento” che significa solo accettare la totalità delle condizioni tedesche, allora vuol dire che la Germania è di fatto già pronta ad elaborare il lutto dell’euro. La signora Merkel vorrebbe fare di questa alternativa una minaccia per costringerci ad accettare l’idea dei “contratti”. Al contrario, noi la dobbiamo prendere in parola e proporre quanto prima lo smantellamento dell’Eurozona. Ma, per fare questo, ci vorrà un altro governo, un altro Primo Ministro, rispetto a quelli che abbiamo.

Le dichiarazioni della signora Merkel sono per certi versi inaudite. Per la prima volta forse dal 1945, un leader tedesco espone così crudamente il progetto di dominazione dell’Europa da parte della Germania. Ma queste stesse dichiarazioni hanno tuttavia l’immenso pregio di gettare una vivida luce sulla nostra situazione. Non dobbiamo obbedire alla signora Merkel, ma prenderla in parola e dire che, del suo euro, non ne vogliamo più sapere!”

Jacques Sapir – Parigi – il nord



   

 

 

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