Forconi neri, rossi, multicolor. Così la piazza si litiga l’esclusiva

forc18 dic –  Tutti si dissociano, nessuno li vuole accanto nella protesta ma alla fine tutti si accodano alla mobilitazione che hanno messo in atto. Il Movimento dei Forconi, o quello che ne resta, è passato in breve tempo da elemento catalizzatore delle istanze contro il governo a qualcosa da disconoscere e scansare. Dopo alcune settimane trascorse sull’onda della ribalta mediatica, infatti, adesso la sigla dei Forconi sembra aver subito una flessione. Colpa forse della eccessiva esposizione o del marcato orientamento di destra, lentamente cadono i pezzi.

Al motto di «fermiamo l’Italia» dal 9 dicembre scorso i Forconi hanno messo in atto una serie di iniziative in tutto il Paese capeggiate da due leader: Danilo Calvani e Mariano Ferro. Mentre il secondo, un imprenditore agricolo di Avola, è il fondatore del movimento politico nato in Sicilia nel 2012 con svariate rivendicazioni, il primo arriva da Latina dove nel 2011 si è candidato a sindaco non vincendo però la competizione elettorale. Dopo una prima fase di accordo, tra i due domenica scorsa l’amore sembra finito. Divergenze, hanno detto, sulla gestione della manifestazione di domani a piazza del Popolo. L’aspetto singolare di questa realtà, però, è che molti altri Movimenti, pur mantenendo un distacco formale, hanno in qualche modo sfruttato la scia di rivendicazioni dei Forconi. È stato così per gli studenti che in molte città d’Italia hanno dato vita ad azioni, blitz e scontri contro le forze dell’ordine per protestare contro le politiche del governo, contestate anche dai Forconi.

Nel calderone delle mobilitazioni si sono inseriti anche i Movimenti per il diritto all’abitare (di sinistra) e dal fronte opposto realtà come Forza Nuova e Casapound (di destra). Proprio ieri, il vicepresidente di questi ultimi, Simone Di Stefano, arrestato sabato scorso a Roma con l’accusa di furto pluriaggravato, è stato condannato a tre mesi di carcere. La pena è stata sospesa ed è stato scarcerato. Di Stefano aveva tolto dalla sede della Commissione Ue in via IV Novembre la bandiera dell’Europa per sostituirla con il Tricolore. Le motivazioni del dissenso, comunque, restano uguali a quelle dei Forconi.

Ultimi in ordine di tempo in questa scissione, sono i Movimenti «Presidi 9 dicembre». Qui la questione è tutta da chiarire con i Forconi, dunque, sempre più spaccati. Loro divisi da Casapound e Forza Nuova, Mariano Ferro diviso da Danilo Calvani, ora anche il «vero» Movimento «Presidi 9 dicembre» diviso da Ferro e Calvani. Questi ultimi accusati da uno dei rappresentanti dell’ennesima ala della protesta, Luigi Tenderini, il quale ha convocato una conferenza per dire che i due «hanno utilizzato le nostre forze a costo zero. Noi non abbiamo nulla a che fare con loro e rivendichiamo il nostro orientamento apartitico e apolitico».

Inizialmente la conferenza era convocata nella sede dell’Arcigay di Testaccio, poi in serata è stata spostata in un ristorante in zona Vaticano per motivi non chiari. Il movimento «Presidi 9 dicembre», ha spiegato, «è nato sul web in maniera autonoma e spontanea attraverso l’unione del popolo che scende in strada. Per questo organizzeremo la nostra protesta a Roma, e sarà pacifica, ma non permetteremo più a nessuno di mettere bandiere e cappelli sul nostro movimento. Calvani e Ferro nessuno di noi li ha eletti. A breve, invece, noi ci riuniremo per decidere chi sarà il nostro portavoce e le iniziative da intraprendere». Anche sui presidi dunque è giallo. Se fino a ieri sono sempre stati considerati appartenenti ai Forconi, adesso il Movimento «Presidi 9 dicembre» li rivendica. Persino una realtà come quello del Movimento sociale europeo, che da ieri è in presidio al Circo Massimo a Roma, sembra sfruttarli anche se si dissocia.

Francesca Musacchio  il tempo



   

 

 

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