I “Forconi”, ovvero una rivolta del pane declinata in chiave moderna

pane12 dic – Nel Paese dilagano le contestazioni. I “Forconi” sono scesi in piazza per manifestare rabbia e indignazione nei confronti di una classe dirigente, politica e informativa, che ha gettato volutamente nel pozzo nero della miseria migliaia di incolpevoli famiglie. In Italia, ma anche in Francia, si respira un clima pre-rivoluzionario, alimentato dalle contorsioni dialettiche di alcuni manigoldi di governo che abusano della pazienza popolare evocando una surreale ripresa economica che non c’è e non ci sarà.

Le proteste che in queste ore stanno infiammando la Penisola hanno un sapore al tempo stesso tragico e antico. I dimostranti, a differenza di quanto accadeva nel recente passato, non sono mossi dal fuoco dell’idea. Non siamo cioè di fronte ad un nuovo ’68, stagione nella quale una giovane generazione cresciuta negli anni del boom economico riusciva ad imporre agli occhi della pubblica opinione nuovi modelli culturali. No. Gli uomini e le donne che oggi provano a farsi sentire sono mossi da esigenze primarie: il cibo e la sopravvivenza.

Le scene alle quali increduli assistiamo ricordano semmai le atmosfere del 1898, anno della famigerata “protesta dello stomaco” repressa nel sangue a Milano dalle squadracce guidate da un avanzo di inferno come Bava Beccaris, generale assassino molto caro al cuore nero di Re Umberto. L’anarchico Gaetano Bresci, al cui ricordo la città di Prato ha inteso dedicare una via, impressionato dalla mattanza di Milano, si convinse allora circa l’indispensabilità del ripristino della giustizia violata attraverso la realizzazione di una atto dimostrativo effettivamente denso di significati simbolici: domenica 29 luglio 1900 Re Umberto moriva a Monza sotto i colpi di rivoltella esplosi proprio dal giovane filatore pratese.

I nostri governanti, etero-diretti dall’esterno da occulti burattinai, hanno distrutto le fondamenta della nostra civiltà creando consapevolmente un clima di caos e tensione. Come ebbi modo di dirvi molti mesi fa, l’attuale crisi economica, alimentata artificialmente da una élite massonica di ispirazione reazionaria (che si esprime per bocca dei vari Draghi, Monti e Olli Rehn), precede giocoforza l’imminente collasso democratico (clicca per leggere).

I massoni contro-inizati che nell’ombra guidano tale processo storico sanno perfettamente quello che stanno facendo. Non sono affatto spaventati dalla possibilità che il clima si avveleni ulteriormente. Al contrario, così come già accaduto in Grecia, i padroni del vapore non vedono l’ora che la protesta degeneri in atti di stupida, sconsiderata ed episodica violenza, utili per legittimare quella consequenziale stretta autoritaria e antidemocratica che le élite al potere preparano da tempo con metodo e pazienza. Per questo, per quanto disperati e afflitti, tutti i cittadini italiani per bene, vittime indifese e raggirate di questo nuovo Olocausto apparecchiato da una genia di nazisti tecnocratici e ipocriti, devono conservare la calma senza mai indulgere di fronte alla tentazione di ricorrere alla violenza. Sappiate che i vostri carnefici non aspettano altro.

Plaudo invece all’iniziativa di Beppe Grillo, autore di un post lungimirante e saggio nel quale chiede alle forze dell’ordine di “fraternizzare” con i dimostranti (clicca per leggere). Il capo del Movimento 5 Stelle si rivolge ai responsabile dell’ordine pubblico. Io credo sia giusto non soltanto parlare alla “divisa” ma anche e soprattutto  all’uomo che la indossa. I militari, strumentalizzati da un potere sadico, ingordo e perverso, sanno che le piazze italiane sono oggi composte prevalentemente, non da facinorosi estremisti, ma da gente comune esasperata dal bisogno. In mezzo alla folla anche voi, difensori di uno Stato che ha smarrito la bussola, incrocerete gli stessi occhi del vostro anziano padre pensionato al minimo, di vostra madre che non riesce a far quadrare i conti, di vostro figlio disoccupato e senza prospettive e di vostro fratello emigrato in terre lontane e inospitali per inseguire una fortuna che costa lacrime e solitudine. Non dimenticatelo.

Francesco Maria Toscano  –  il moralista



   

 

 

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