In Italia 2 dei più grandi giacimenti di terre rare del mondo, ma non vengono sfruttati

terre06 DIC – In Italia sono presenti alcuni dei più grandi bacini al mondo di Antimonio e Titanio, due elementi rari e fondamentali per l’industria tecnologica come smartphone e pannelli solari, ma non vengono sfruttati. È uno dei temi emersi in occasione della prima giornata universitaria dedicata alle materie prime all’Università Sapienza di Roma a cui è intervenuto, tra gli altri, il vicepresidente della Commissione Ue responsabile per l’industria Antonio tajani. Un ciclo di incontri promossi dall’esecutivo comunitario che punta a rafforzare la competitività e l’occupazione sfruttando l’enorme potenziale del settore.

“Abbiamo una cassaforte piena di ricchezza sepolta nel terreno e non la tiriamo fuori” ha spiegato Andrea Ketoff, direttore generale di Assomineraria. Si tratta dei più grandi bacini europei, e i secondi a livello mondiale di Antimonio e Titanio – due delle cosiddette terre rare ossia elementi chiave in ambito tecnologico – che non vengono estratti ma anzi importati dall’estero. “Nel 2011 abbiamo pubblicato – ha spiegato Mattia Pellegrini, responsabile per le materie prime nella Commissione europea – una lista delle materie da cui dipendiamo per tutte le tecnologie, e alcune di queste le importiamo al 100%”.

Nonostante le grandi ricchezze presenti nel sottosuolo, sia a livello di esplorazione che di estrazione l’Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa. “L’Italia è uno dei più grandi produttori di marmo, sabbie e cemento ma è anche ricca di idrocarburi e molti elementi preziosi che non vengono sfruttati.

Bisogna inoltre comprendere che non è possibile sostenere l’industria delle tecnologie verdi, così come tutto il mondo digitale, senza l’estrazione di questi minerali. Sono infatti insostituibili per realizzare celle fotovoltaiche o le turbine eoliche”.

L’accesso alle preziose risorse di terre rare sta assumendo un valore sempre più grande, basti pensare ai contenziosi tra Cina e Giappone sulla contesa di alcune piccole isole la cui ricchezza sono proprio alcuni giacimenti di elementi rari.

L’economia hi-tech, come gli smartphone, i computer, le tecnologie a schermo piatto o le macchine ibride o elettriche, non potrebbero essere realizzati senza determinate materie prime e si stima che almeno trenta milioni di posti di lavoro nell’Ue dipendano dall’accesso alle materie prime.(ANSA).



   

 

 

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