Grillo non rispetta nessuno e si scaglia contro Baudo, a cui deve tutto

baudo

29 nov. – Era il 1986 ma l’episodio brucia ancora, a tutti e due a quanto pare. Beppe Grillo si gioco’ la Rai per quella battuta a Fantastico 7 sulla missione di Bettino Craxi in Cina (“ma se sono tutti socialisti, a chi rubano?”). A Baudo oggi Grillo dal suo blog rimprovera che “ha spiegato di essere stato cacciato dalla Rai per colpa mia, quando il cacciato fui io e lui slinguo’ Bottino Craxi, tremante, dissociandosi”. “Pippo Baudo e’ tornato. Un ritornante, un presentatore quasi vivente”, dice ancora Grillo che, stavolta nei panni del leader politico, censura il presentatore perche’ “ha attaccato il M5S e leccato il culo a Renzie in diretta”.

Tornando al ‘fattaccio’ televisivo, l’allora comico tout court sottolinea che Baudo “si involo’, subito dopo, verso un contratto principesco con Fininvest di 45 miliardi di lire. Il denaro non e’ acqua”. Conclusione: “La pippite e’ una malattia dell’animo, descritta con cura dei particolari dal Manzoni con Don Abbondio. Diffusa tra chi e’ contiguo al Potere e si aspetta sempre un osso lanciato sotto il tavolo”.

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Grillo non rispetta proprio niente e si scaglia contro Baudo  (di Mariano Sabatini)

Grandi e piccole tragedie si consumano in tv e intorno ad essa. In queste ore la televisione d’approfondimento politico, confermandosi anni luce lontana dai problemi reali della gente che è allo stremo in Italia, è inchiodata – da La7 fino a SkyTg24, passando per Rete4, Tgcom24 e altre – sulla soap opera interminabile della decadenza di Silvio Berlusconi.

C’è una legge, votata in primis dal Pdl, che prevede l’espulsione immediata di chi sia stato condannato in via definitiva e dopo alcuni mesi dalla sentenza della Cassazione siamo ancora qui. Ad aprire “finestre” del piccolo schermo sulle vaiassate di Alessandra Mussolini (personalità politica di altissimo profilo alla pummarola e muzzarella) che nel dibattito si scaglia contro gli ipocriti, parole sue, ex amici, guidati da Alfano-AlFini, sempre parole sue. Scenari deprimenti, sciagurate dilazioni temporali che ci allontanano dall’uscita dal tunnel in cui viaggiamo da anni, al buio.

A proposito di condannati, Beppe Grillo ha trovato il tempo, sottratto alle diuturne fatiche per salvare l’Italia da se stesso e dal MoVimento 5 Stelle, per replicare alle blande critiche (“Sembra che Beppe sia la spalla di Casaleggio… Finora i parlamentari di Grillo non hanno inciso. Si muovono, fanno casino…”) di Pippo Baudo, ospite di Lilli Gruber.

Sul blog ha scritto: “Pippo Baudo è tornato. Un ritornante, un presentatore quasi vivente. (…) Ha spiegato di essere stato cacciato dalla RAI per colpa mia, quando il cacciato fui io e lui slinguò Bottino Craxi, tremante, dissociandosi. Si involò subito dopo verso un contratto principesco con Fininvest di 45 miliardi di lire. Il denaro non è acqua. La pippite è una malattia dell’animo, descritta con cura dei particolari dal Manzoni con Don Abbondio…”

Sono parole dure, venate di violento sarcasmo, ed oltretutto non corrispondenti alla verità dei fatti, che risalgono alla fine degli anni Ottanta e si riferiscono ad un numero di Grillo a Fantastico. Baudo si dissociò, come nel suo diritto, non avendo esercitato preventiva censura e lasciando al comico la libertà di gestire i testi senza ispezioni cautelative. Ma poco dopo entrò in rotta di collisione con Enrico Manca, allora presidente della Rai in quota PSI, e dovette riparare alla Fininvest. Il legame durò poco e il presentatore ci rimise un palazzetto all’Aventino, dove poi si sistemò il Tg5, per far fronte alla penale sulla rescissione anticipata del contratto.

Grillo deve tutto a Baudo: rimase a seguirlo, quando era uno sconosciuto, non ricordo in quale locale di quart’ordine completamente vuoto e poi lo lanciò in televisione. Il medium a cui deve tutto e che, a differenza di quanto accaduto a Dario Fo e Franca Rame (censurati nel 1962 e poco graditi per i successivi quarant’anni), non ha mai smesso di rilanciare i suoi messaggi, più o meno deliranti. La gratitudine non è moneta corrente, in politica come in tv.



   

 

 

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