Maro’: sulla stampa indiana torna lo spettro della pena di morte

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28 nov. – La stampa indiana torna a parlare della possibilita’ di una condanna a morte per i due maro’ italiani detenuti in India. Secondo l’Hindustan Times, la National Investigtion Agency (Nia), a cui sono affidate le indagini sulla morte dei due pescatori indiani nel febbraio 2012, nel suo rapporto ha invocato l’applicazione di una legge del 2002 che prevede la pena capitale per chi causa la morte di persone in mare.

Il giornale ha riferito che il rapporto e’ stato gia’ trasmesso al ministero dell’Interno indiano, nonostante le pressioni dello stesso ministero degli Esteri di New Delhi per arrivare a un’incriminazione meno pesante per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Nei mesi passati, il capo della diplomazia indiana, Salman Khurshid, ha piu’ volte rassicurato il governo italiano che la pena capitale e’ esclusa, un impegno ribadito a marzo quando l’Italia minaccio’ di non rimandare indietro i due fucilieri del Battaglione San Marco rientrati in patria per votare alle elezioni politiche. Il rapporto della Nia sara’ consegnato a un giudice ad hoc che lo esaminera’ e lo mettera’ a disposizione dei legali per poi avviare le udienze preliminari in cui saranno stabiliti i capi d’accusa.
La Nia e’ un’agenzia creata nel 2009 dal governo indiano dopo il sanguinoso attentato di Mumbai del novembre 2008: finora si e’ occupata prevalentemente di terrorismo, ma ora ha invocato per la prima volta una legge del 2002 per la Soppressione di Atti Illeciti contro la Sicurezza della Navigazione Marittima (“Su Act)”. Si tratta, per ironia della sorte, di una legge voluta dal governo per reprimere gli atti di pirateria, quegli stessi contro cui erano impegnati i due militari italiani. Alla sezione 3, la legge dice espressamente che “se qualcuno causa la morte di un’altra persona sara’ punito con la morte”.

L’uccisione dei pescatori e’ avvenuta oltre le 12 miglia nautiche delle acque territoriali indiane, ma il Su Act e’ applicabile anche tra le 12 e le 200 miglia dalle coste indiane, considerate da New Delhi come Zona di interesse economico esclusivo. “Il nostro pensiero”, ha spiegato una fonte della Nia, “e’ che con l’uccisione dei pescatori i maro’ abbiano commesso un atto che mette a rischio la navigazione e quindi sono passibili di essere incriminati sulla base di una legge che prevede anche la pena di morte”.



   

 

 

1 Commento per “Maro’: sulla stampa indiana torna lo spettro della pena di morte”

  1. Se i nostri bravi marò saranno condannati a morte,sappiamo da un pezzo benissimo CHI è il vero boia!

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