Caso marò: la polizia indiana presenta un’accusa che prevede la pena di morte

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28 nov – La National investigation agency (Nia) ha suggerito che i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre vengano accusati ai sensi di una legge che prevede la pena di morte. E’ quanto si legge sul sito dell”Hindustan Times’.

La richiesta sarebbe stata avanzata in una relazione inviata lunedì dalla Nia al ministero dell’Interno, nonostante le ripetute richieste del ministero degli Esteri a favore di una pena minore. Al centro del dibattito ci sarebbe una particolare legge approvata nel 2002. In base al Sua Act sulla “Repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima e delle piattaforme fisse sulla piattaforma continentale”, riporta l’Hindustan Times, se una persona provoca la morte di un individuo deve essere punita con la pena di morte.
Il quotidiano ha avuto conferma della consegna del rapporto dai ministeri degli Interni, Esteri e dalla stessa Nia. Una fonte diplomatica ha tuttavia ricordato ”che la decisione finale spetta al giudice che dovra’ formulare i reali capi di accusa” a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il giornale sottolinea, inoltre, il forte contrasto esistente tra gli Esteri e gli Interni sulla vicenda. Lo scorso aprile, il ministro degli Esteri Salman Khurshid, infatti, si era impegnato con l’Italia sostenendo che il caso dei maro’ non rientrava fra quelli “rari tra i piu’ rari” che prevedono l’applicazione della pena di morte.

Lo stesso ministero degli Interni aveva modificato un suo ordine alla Nia rimuovendo il riferimento al ”Sua Act”. La legge, approvata nel 2002 in conformità con i trattati internazionali sulla sicurezza marittima, sarebbe al centro dell’acceso dibattito fra i due ministeri. La ”Legge per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della Navigazione marittima e le strutture fisse sulla piattaforma continentale” stabilisce chiaramente che se qualcuno uccide un altro, sara’ passibile di pena di morte. Questo e’ fissato nell’articolo 3, comma g e i della legge in cui si dice che “Chi causa la morte di qualsiasi persona sara’ punito con la morte”.

L’incidente della Enrica Lexie è avvenuto a 20,5 miglia nautiche al largo delle coste del Kerala, oltre quindi le acque territoriali indiane ma all’interno della cosiddetta ”zona di interesse economico esclusivo” che si estende fra 12 e 200 miglia nautiche e su cui il Sua Act si applica. “La nostra logica – ha detto al giornale un responsabile della Nia – e’ che uccidendo i pescatori, i maro’ hanno commesso un atto che ha messo in pericolo la navigazione marittima. E siccome c’e’ stato un omicidio, sono passibili di essere accusati in base ad una Legge che prevede la pena di morte”.

Secondo quanto riferisce ancora Hindustan Times, il ministero degli Esteri si è impegnato ad ”assicurare che i due militari non siano perseguiti in base al Sua Act”. ”Questo sarebbe una violazione della promessa fatta da Khurshid – spiega – che ha il valore di una garanzia di uno Stato sovrano” Per questo, dopo la consegna del rapporto della Nia, il dicastero degli Esteri ”fara’ un’attenta valutazione e esaminera’ tutti gli aspetti legali prima di dare la sua posizione ufficiale”.

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1 Commento per “Caso marò: la polizia indiana presenta un’accusa che prevede la pena di morte”

  1. Uno scambio equo sarebbe portare in ITALIA i marò e mandare in INDIA l’attuale e l’ex ministro degli esteri!

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