Acque reflue, Commissione europea porta la Grecia davanti a Corte UE

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22 nov – La Commissione Ue ha deciso di portare per la seconda volta la Grecia davanti alla Corte europea di giustizia a causa dello scarso trattamento dei reflui, una carenza che mette a rischio la salute umana. Per questo l’esecutivo europeo ha deciso di domandare alla Corte Ue una multa una tantum di 11.514.081 euro e una maxi-multa di 47.462 euro al giorno, fino a quando la situazione non risulterà in regola, anche se la decisione sulla cifra finale della sanzione giornaliera spetta ai giudici europei.

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La mancanza di trattamento dei reflui mette la salute a rischio, spiega Bruxelles, perché può essere contaminata da batteri e virus nocivi. Queste acque contengono inoltre nutrienti come azoto e fosforo, che possono danneggiare l’ambiente marino provocando una fioritura eccessiva di alghe, che soffocano l’intero ecosistema. Un trattamento adeguato dei reflui infine è un fattore importante per assicurare lo sviluppo dell’industria del turismo, un settore chiave per l’economia greca. Attualmente, i lavori di costruzione degli impianti di depurazione sono in corso nell’Attica orientale, cofinanziati dall’Ue, ma non saranno completati prima di aprile 2014 (Markopoulo), fine 2015 (Koropi) e metà del 2017 (N. Makri). I lavori sono cominciati a Lefkimmi, a Corfù, ma altri due agglomerati dell’Attica (Artemida e Rafina) non hanno ancora nemmeno scelto dove l’impianto di depurazione sarà costruito.

Secondo le norme Ue, l’ultima scadenza per completare questo tipo di lavoro era il 2005. E pur essendo “coscienti della difficile situazione” che la Grecia sta affrontando, la Commissione Ue ritiene che “non fare ora questo investimento alla fine comporterebbe più costi per il Paese in futuro”.



   

 

 

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