Gran Bretagna, rischio di rivolte tra le comunità locali e gli immigrati rom

labur14 nov – Per il diletto dei tabloid e dei giornali conservatori britannici, l’ex ministro laburista (con Blair e con Brown) Jack Straw ha ammesso che aprendo le porte nel 2004 agli immigrati dall’Europa dell’Est, il suo partito fece “un errore spettacolare”.

Gli immigrati in questo periodo di ripresa non ancora osservabile socialmente sono uno dei bersagli polemici più amati dai politici. David Blanckett, laburista anche lui, che nel 2001 successe proprio a Straw nel posto di ministro dell’Interno, ha appena detto appena messo in guardia le città britanniche dalle rivolte che potrebbero scoppiare a causa delle frizioni tra le comunità locali e gli immigrati rom, “abituati a vivere in villaggi fatiscenti o in zone boscose”.

L’ultimo governo laburista prima di Cameron aveva previsto l’arrivo da Polonia e Ungheria di 13 mila lavoratori, mentre ne arrivarono un milione. A spalancare così le porte in Europa, oltre al Regno Unito, furono solo Svezia e Irlanda. Gli altri soci del club adottarono misure restrittive fino al 2011. Ha detto Straw, tutt’ora deputato, al Telegraph: “Un grande errore a cui ho partecipato (non ero certo da solo) fu quello di togliere le tradizionali restrizioni nei confronti degli stati dell’Est che erano entrati in Europa nel 2004”. Chris Bryant, portavoce sui temi dell’immigrazione del partito, aveva da poco espresso posizioni analoghe.

Sembrerebbe una strategia coordinata, quella dei big laburisti, destinata, forse, a preparare un discorso, da tempo invano atteso, in cui il segretario Ed Miliband decreterà il fallimento delle passate politiche laburiste sull’immigrazione. Il partito si sta infatti accorgendo che la destra “populista” dell’Ukip non ruba soltanto i voti al partito conservatore, ma rischia di pescare anche nei quartieri popolari, tradizionale scrigno elettorale del Labour.

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